15 luglio-15 agosto: a Catania con gli immigrati

Mandala-part. p.s. Chiara

Nell’impossibilità attuale di fondare, in Italia, una fraternità particolarmente dedicata al mondo dell’immigrazione, due sorelle hanno potuto trascorrere in Sicilia parte delle vacanze dai corsi di teologia che stanno seguendo, mettendosi in ascolto di coloro che sbarcano sulle nostre coste. Di seguito riportiamo ciò che Giulia-Amata e Teresa-Johanna hanno condiviso al termine dell’esperienza estiva.

Ci siamo subito rese conto che le prime ad aver bisogno di essere accolte eravamo noi. Dalle Figlie della Carità di s. Vincenzo de’ Paoli ci siamo sentite come a casa nostra e con loro abbiamo pregato le Lodi e partecipato alla Messa quotidiana. Da lì siamo andate nel Centro di Prima Accoglienza don Pino Puglisi per “minori non accompagnati” e nella Locanda del Samaritano, casa dei Vincenziani, autogestita da migranti e italiani senza fissa dimora e finanziata da doni di privati. Su richiesta del Comune di Catania abbiamo anche partecipato a due sbarchi al porto. In ognuno di questi luoghi le persone visitate ci hanno ricevuto come sorelle e, giorno dopo giorno, sono nate delle relazioni.

Grazie a p.s. Egilda abbiamo conosciuto il Centro Puglisi, gestito dai Gesuiti, dove andavamo la mattina per incontrare i ragazzi e dialogare con loro. Su richiesta della responsabile li abbiamo anche accompagnati al mare e, nel centro, insieme ai volontari abbiamo proposto semplici giochi per usare la lingua italiana. Nel pomeriggio eravamo accolte alla Locanda che si trova nello stesso stabile delle suore. Qui restavamo fino alla cena, preparata dalle persone ospitate, che talvolta hanno manifestato il desiderio di condividere il loro vissuto.

Mandala p.s. Chiara

“Immigrati”: mandala di p.s. Chiara

Siamo arrivate in queste realtà “con le mani vuote” e ci è stato dato di vivere soprattutto l’ascolto delle storie personali. Un esempio emblematico è l’incontro al porto, durante uno sbarco, con P., minorenne congolese. Sfinita dopo un duro viaggio in mare e le violenze subite in Libia, oltre alla perdita del fratello, si è seduta con noi, incapace di camminare ancora e, piangendo, si è sfogata. Grazie all’attenzione del medico in servizio è stata affidata alla Croce Rossa che, con dolcezza, se ne è presa cura. Poco a poco il sorriso è tornato sul suo volto ed era curiosa di sapere dove era arrivata. Quale gioia per noi di vederla partire con i responsabili di un centro di prima accoglienza di nuovo in piedi!

Ripartiamo con una rinnovata speranza di fronte a queste persone che ci hanno testimoniato, ancora una volta, che la Vita è più forte della morte. Attraverso l’impegno e la passione di educatori e volontari in vari centri fiorisce l’umanità di chi è ferito dalla vita. Come nel caso di G, arrivato da qualche anno e che, ora, lavora come OSA in una casa per malati psichici, prendendosi cura con molta tenerezza degli ospiti. Grazie all’accoglienza e alla fiducia ricevute riconosciamo che il Signore, proprio attraverso le nostre fragilità, fa crescere una nuova umanità.