21 settembre- 8 ottobre 2013: in Sicilia con i migranti

 

mare mosso

Un desiderio di tante sorelle italiane è quello di essere presenti alla sofferenza di rifugiati ed emigranti che arrivano a rischio della vita sulle nostre coste. Giorno dopo giorno li incontriamo nei nostri quartieri, soprattutto a Milano, Roma e Napoli.

Ma una piccola goccia abbiamo voluto portarla in Sicilia, là dove sbarcano e sono accolti in centri non adeguati ai loro veri bisogni.

 

 

immigrati salvati dal mareAbbiamo vissuto 15 giorni in cui il tempo cronologico si è dilatato nell’ampiezza e profondità degli incontri vissuti. La mia vita personale è drammaticamente arricchita di tanti volti incontrati, di tante storie accolte, di tanti interrogativi ascoltati, di tante ingiustizie viste, e colmata da tante benedizioni ricevute. Tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità di R.,piccola sorella libanese, che ha aderito, subito dopo il suo arrivo, al nostro progetto di sorelle italiane. Con lei le due sponde del Mediterraneo si sono unite.

porto di PozzalloLe autorità italiane non ci hanno dato il permesso di accedere al C.I.E. (Centro identificazione ed espulsione) di Pozzallo: ripensandoci ora è stato meglio così. Questo ci ha reso più libere rispetto ad una modalità di accoglienza militarizzata, (ho la sensazione che siamo diventati i poliziotti dell’Europa) che ci poteva mostrare funzionali a questa modalità.

foto in un C.I.E.

Il nostro restare fuori dalle sbarre e dalla porta di ingresso al campo ha fatto sì che la base degli incontri che R., in lingua araba, ha potuto avere, iniziasse col reciproco saluto fatto col cuore. Proprio questa modalità di ascolto ha fatto sì che più di una volta ho visto spuntare le lacrime negli occhi di della mia sorella libanese.

Stazione di Pozzallo
Stazione di Pozzallo-Sicilia

Piccoli gesti hanno accompagnato l’ascolto, come fare delle telefonate ai loro famigliari o amici per dare notizie, suggerire possibilità di viaggio meno costosi verso il nord Italia o verso altri paesi europei, fare da interpreti con i tassisti, aiutarli a fare i biglietti comulativi per gli autobus, far loro capire attraverso piccole mappe dove concretamente si trovavano, e delle località che volevano raggiungere.

barcone di immigratiL’accoglienza della Caritas della diocesi di Noto è stata fondamentale per questo nostro progetto.Ciò che nel nostro piccolo abbiamo vissuto, ha dato nuove idee in risposta al loro interrogativo.(Per esempio l’importanza di parlare la lingua di chi si accoglie per iniziare dall’ascolto).La Messa domenicale celebrata in parrocchia, diventava sintesi e memoria del vissuto della settimana. La lettura nel Vangelo di Luca della parabola del povero Lazzaro, acquistava una concretezza tale che l'”ascolto” diventava “visione” di tanti “Lazzari” che stanno ora alla porta dell’Europa.Come pure l’interrogativo del profeta Abacuc circa ingiustizia e violenza: attendere con fiducia che tutto ciò abbia un termine e che: “Il Giusto vivrà per la sua fede”.Anche questo abbiamo toccato con mano.

speranzaOgni dialogo aveva come sottofondo la Fede o nel DIO UNICO, o nel DIO PADRE. La fede che ci accomunava nell’essere “credenti”, concludeva ogni nostro dialogo con una reciproca Benedizione nel Suo Nome.
Certo in questo momento la Sicilia sta vivendo una grande emergenza in quanto porta dell’Europa nel Mediterraneo.
Li portiamo nel cuore e desideriamo che nascano nella fraternità altri progetti concreti in Italia o altrove per venire incontro a questi nostri fratelli.

piccola sorella Egilda

corona in mare per gli immigrati

Sono partiti in 500 e, ad ora, vivi sono poco più di un centinaio. È l’ennesima tragedia quella che si è consumata al largo di Lampedusa. Un corteo di barche porta una corona in mare. Ma ora è il  tempo di prevenire per il futuro.(Da Famiglia Cristiana)

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