Agosto-ottobre 2014: lavori stagionali

Tre sorelle nella raccolta di mele

Carissime sorelle, carissimi amici e famiglie,

vi invitiamo a chiudere gli occhi… e ora immaginate: il cielo autunnale limpidissimo, il sole che riscalda ancora le giornate di fine ottobre; le montagne trentine fanno da splendide quinte, dalle bianche rocce scendendo per i boschi fino alle vigne ormai vestite di giallo.

Guardate bene, lì, nella valle tra Romagnano e Ravina, in mezzo alla campagna: una distesa immensa di meleti. Vedete quel gruppetto di persone? “Veloce, veloce!”, l’accento rumeno fa da melodia al riRaccoltatornello che ha accompagnato i due mesi di raccolta, ma oggi se lo ridicono ridendo: è la fine della stagione, ecco perché chinarsi ancora una volta tutti insieme per tirare su da terra le ultime mele sembra quasi un gioco. Eppure le sfumature sono tante – se vi fermate un po’ per scambiare due parole con l’uno o con l’altro ve ne rendete conto. “Dopo giro nelle agenzie del lavoro, ma tutti chiedono esperienza ed io non ce l’ho. Nessuno mi vuole.”. Viene dalla Somalia e la sua fierezza è il lavoro: “Sono contento quando lavoro”. E lavora bene, qui tutti lo rispettano. Amichevolmente lo chiamano “Seban”, “vecchio”, o “capo”. Padri di famiglia, la domanda del dopo è pesante per molti. Ma c’è anche chi torna nel proprio paese per riprendere il lavoro in fabbrica dopo la “vacanza-lavoro” in Italia. Sentite raccolta meleche siamo al momento degli addii, sobri e veloci, si riparte ognuno per la sua strada. Quando il responsabile annuncia la fine della raccolta ci guarda: “Siete contente, eh?”. E Juana risponde: “No, io piango.”. Dopo un tempo di lavoro in silenzio un compagno algerino riprende il discorso: “Juana, piangi perché finisce il lavoro o perché finisce l’amicizia?”. Un’altra donna rumena al momento della partenza ci dice: “Grazie della vostra amicizia.”. Poche parole che pure ci fanno intuire abbondanza di raccolto nei granai della fraternità, abbondanza che tutta la natura attorno a noi riflette: mai avevamo visto dei rami talmente curvi sotto il peso di tante mele rosse.

lavori stagionaliScusateci, vi abbiamo fatto cominciare dalla fine della storia – ma avremmo anche potuto farvi cominciare dall’ inizio, ossia da quel giorno d’agosto in cui noi tre sorelle ci siamo ritrovate a Romagnano, ognuna proveniente dal suo paese, ognuna portandosi nel bagaglio la sua umanità impastata di dono e di fragilità, di bellezza e di vulnerabilità e pronta a lanciarsi nell’ avventura di una fraternità italo-spagnolo-polacca tutta da inventare.

aspettando il trattoreA cosa è stato simile ciò che abbiamo vissuto insieme, a cosa si può paragonare? E’ simile alla nostra partenza quotidiana in campagna, la mattina, sul trattore, in mezzo a tutti quegli uomini rumeni e moldavi, gente della terra. Potevano essere i pastori che si incamminano verso Betlemme, e noi insieme a loro. Sì, il nostro cammino fraterno ci ha messo su questa strada della piccolezza. La fatica delle nove ore di lavoro si fa sentire: a volte la pazienza nei rapporti reciproci viene meno.

in bicicletta

La buona notizia invece l’abbiamo scoperta nel desiderio di ciascuna di una fraternità autentica, desiderio che si è incarnato nel dialogo sempre ripreso, nel tentativo di spiegarci, di capirci. Abbiamo anche potuto gioire di questo spazio di vita e di fraternità ancora tutto da creare, da trovare insieme… è stata veramente un’opera fraterna!

in preghieraMa cosa sarebbe Betlemme se non ci fossero anche degli angeli? Noi ne abbiamo incontrati tanti, in tutti quelli che ci hanno accolte come delle sorelle piccole: è per la generosità di Maria che non abbiamo avuto bisogno di cercare una stalla vuota – lei ci ha messo a disposizione il suo appartamento, luogo prezioso non solo per abitarci, ma anche per trovare uno spazio tra noi e con il Signore. E’ stata una gioia e un privilegio avere un angolo di preghiera con la presenza eucaristica. Anche le famiglie di p.s. Annarita e Fiorella sono state angeli che ci hanno accolte con tanta bontà e con premura, sempre pronte ad aiutarci in ogni bisogno: dai vestiti e gli stivali di gomma all’uso di internet e del telefono, dalle verdure del proprio orto agli inviti a pranzi e cene festive, ci siamo sentite aiutate e anche viziate. Maria Teresa, la sorella di p.s. Annarita, si è fatta carico anche dei nostri bisogni spirituali e non ha esitato ad accompagnarci a messa alle ore 21, a Trento, una domenica “lavorativa”.

insieme

Altri angeli ci sono stati inviati dalla provvidenza, come Franco, un signore incontrato nelle strade di Trento una domenica sera mentre cercavamo una messa: ci ha caricate nella sua macchina ed è venuto alla liturgia con noi perché “sinceramente, quando non vado a messa la domenica mi manca”. Angeli anche gli amici delle nostre piccole sorelle che ci hanno dimostrato tanto affetto. E come dimenticare “l’arcangelo Gabriele” che ci ha introdotte nei luoghi del lavoro, sostenute nelle trafile burocratiche e che spesso ci è apparso al supermercato per portarci a casa la spesa in macchina, aggiungendovi ancora i raccolti del suo orto. Grazie a tutti voi che avete vegliato su di noi e ci avete accompagnate con tanta bontà!

al lavoroMa ora venite con noi a visitare la vigna del Signore! Infatti proprio il giorno prima che iniziassimo il lavoro il Vangelo ci ha invitate ad andare nella sua vigna per avere il giusto salario. E noi siamo partite, curiose, con gioia e anche un po’ di timore. Abbiamo scoperto tante cose in questo periodo di lavoro così intenso, su noi stesse e sui mondi che ci circondano. La lettera ai Filippesi ci ha incoraggiate ad abbracciare la fatica quotidiana con dolcezza e nei momenti di tensione puntualmente Paolo ci ha richiamate alla comunione. E’ stato concreto per noi l’appello a non seguire le suggestioni della carne, ma a lasciarci guidare dallo Spirito per costruire la relazione. Anche al lavoro i momenti critici non sono mancati: con più di 40 operai, dai 19 ai over-60, dell’Europa dell’est e dell’ovest, dell’Africa, dell’America Latina e del mondo maghrebino, potevamo anche ritrovarci in una squadra di sette persone di sette paesi e di sette lingue diverse – che sfida, la comunicazione!

a pranzoEppure abbiamo scoperto con gioia che nonostante i diversi limiti è possibile. La presenza di noi tre suore in questo mondo rurale dal volto ormai multiculturale non è immediatamente comprensibile per tutti i nostri compagni. Eppure l’accoglienza da parte loro è immediata e non c’è bisogno di molte parole: l’amicizia e la fraternità nascono nel silenzio di un sorriso o di un piccolo gesto, come quello di qualcuno che svuota per noi la cassa dello scarto. La tavola nel cortile dove mangiamo insieme agli altri ne diventa l’espressione: luogo di incontro e di condivisione, piano piano si installa il rito di portare un dolce da condividere.

si parteE così i Vangeli della domenica che si susseguono ci fanno passare dall’invito insistente a lavorare nella vigna del regno all’invito a lasciar perdere il lavoro nei campi per andare a nozze. Sì, il Signore ha voluto farci percorrere in questa esperienza di lavoro stagionale il cammino di una percezione sempre più affinata, capace di cogliere, al di là della sola fatica fisica e dei gesti manuali, al di là del nostro fare, la presenza del suo regno in mezzo a noi. L’abbiamo visto nella benevolenza e nell’amicizia di quella coppia rumena che porta da mangiare anche per il “fratello” italiano e che calorosamente saluta l’amico somalo. L’abbiamo visto in quell’uomo del Cile, il nostro “primo fratello”. Non-credente, ci chiama “pecore smarrite” perché l’apparente mancanza di fecondità nella nostra vita lo provoca. Eppure ci vuole invitare ad ogni costo a pranzo a casa sua, accogliendoci con tanta generosità. Le sue domande ci rimandano al senso profondo del nostro dono. L’abbiamo visto in quell’uomo rumeno che condivide la sorte di tutti quelli che vivono la separazione dalle loro famiglie per cercare lavoro lontano. “Nomade”, in Italia non ha casa e dopo la fine della raccolta andrà in un altro paese per continuare i lavori in campagna. Eppure le condizioni di vita così dure non hanno fatto venir meno il suo coraggio e la sua puntualità nel lavoro. E’ uno dei più rapidi… quanta dignità in questo essere operaio veramente donato!

barcone

L’abbiamo visto in quel ragazzo del Mali che ci racconta del giorno in cui ha traversato il mare. “La vita, sempre è difficile”, dice. Sul suo barcone c’era una donna che ha partorito in mezzo al mare. Ci fa vedere le foto di due amici morti nel viaggio, lui continua a telefonare alle loro famiglie. “Ho conosciuto tante persone che sono state buone ed io voglio bene a tante persone…”. Anche lui è buono con noi: tutto il suo essere esprime accoglienza gioiosa.

palma

L’abbiamo visto in quell’uomo algerino che ci regala un libretto sulla preghiera musulmana nel giorno della festa del sacrificio. Musulmano molto tradizionale, la nostra vita e la nostra presenza come suore in Algeria lo provocano. La notizia del giornalista ucciso nel suo paese gli fa male: ”Pensano che siamo tutti dei terroristi, ma l’Islam non dice di ammazzare.”. E’ in pensiero per noi, non vuole che andiamo in Algeria. Eppure in un altro momento ci invita a casa sua ad Annaba a mangiare il cous-cous. Uomo di preghiera, un giorno spiega ai compagni: ”Io mi alzo al mattino presto per pregare… anche loro lo fanno.”.

primavera

Non ci rimane, alla fine della stagione, che rendere grazie: Juana ha scoperto che alla sua età (58 anni) per lei è ancora possibile lavorare in campagna, lavoro che le è caro. Questo ci riempie di gratitudine. Ringraziamo anche perché abbiamo potuto vivere questo lavoro in comunità – e in una fraternità nella quale centro-est e nord-sud hanno potuto camminare insieme in un luogo dove tutto era da costruire. E rendiamo grazie per ogni piccolo gesto che ci ha reso più leggero il lavoro e che ha fatto nascere la relazione nonostante i limiti di lingua. Grazie anche ad Ania che ha potuto creare legami con la sua conoscenza del russo.

nel fruttetoVi assicuriamo che di Romagnano e di Ravina ci portiamo via tanti colori, qualcuno anche di più locale: le feste patronali, la musica della poesia trentina e dei canti di montagna, l’apertura di quei giovani che hanno raccontato la loro esperienza missionaria e i ritmi delle melodie del mondo, la realtà del gruppo Samuele a San Zeno, gruppo aperto a tutti che da decenni persevera nella preghiera di Taizé, la comunità dei padri Venturini e la loro missione nella Chiesa, la visita a sorpresa di p.f. Carlo, originario di Zambana, con sua mamma e un’amica, l’incontro con p.s. Rosetta, sua sorella e un’amica prima della sua partenza per Cuba, la visita dei genitori di Katia, la comunione, attraverso Juana, con le sorelle della Spagna al momento della morte di p.s. Maria Dolores: il giorno del suo funerale Juana ci condivide quanto le montagne che ci circondano la fanno sentire vicina a Fontilles, luogo di vita di Maria Dolores.

Tutto questo ci fa ripartire immensamente più ricche. Grazie a te, terra trentina, per ciò che ci hai donato. Ripartiamo, ma continueremo a portarti nel cuore.
Le vostre piccole sorelle Ania-Jana, Juana e Katia

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