25 marzo: Papa Francesco nel nostro quartiere

È dalla periferia est di Milano che Papa Francesco ha desiderato iniziare la visita pastorale alla comunità ambrosiana. Il quartiere visitato, detto Case Bianche, accoglie fin dagli anni settanta, una fraternità di piccole sorelle di Gesù. Le sorelle, come molti degli abitanti del quartiere, erano lì ad accogliere il Papa. Di seguito riportiamo come hanno preparato e vissuto questo giorno indimenticabile.

La sera del 24 marzo sembrava che tutto il quartiere trattenesse il fiato: i portici più o meno vuoti, il parcheggio privo di macchine e transennato, le aiuole pulite annunciavano qualcosa di molto speciale. Ma i preparativi per l’evento sono cominciato tre mesi prima. Andiamo in ordine. In prossimità del Natale in parrocchia gira la voce di una prossima visita del Papa a Milano… e addirittura in quartiere!!! Hanno scelto il nostro quartiere popolare per far conoscere al Papa una periferia milanese.

Il Papa ha chiesto di visitare un quartiere popolare, e siamo stati i fortunati! Il nostro parroco prima tace, sorride, non conferma e non smentisce la notizia fin quando il Cardinale fa l’annuncio ufficiale della visita e del percorso. La gioia dei vicini non si fa aspettare: “Ma, allora è vero, viene da noi, come faremo?” Insieme alla preoccupazione per lo stato del quartiere (sporcizia, ascensori guasti…) alcuni vicini propongono di abbellire le mura, fare una pulizia generale, altri, invece pensano sia meglio che tutti vedano per TV il degrado delle abitazioni e dei servizi. Le idee non mancano, l’entusiasmo di pensare che esistiamo per qualcuno ci spinge a volerlo ricevere come si deve, anche con un caffè (“O prende il mate?”, si chiede qualcuno) o con qualche piatto tipico dei diversi paesi di provenienza (dalla pastiera napoletana al cous-cous magrebino, passando per la polenta o il riso giallo) peccato che si fermi poco e che sia a quell’ora del mattino. “Comunque, faremo del nostro meglio!”, dicono i vicini perché possa sentirsi accolto, a casa, in famiglia.

I mesi di preparativi si succedono. Capiamo che, per la persona importante che è, il Papa ha bisogno di sicurezza, che i tempi saranno contati e organizzati per poter fare alcune visite (a tre famiglie: una di anziani, una di stranieri, una con una persona malata) e accogliamo con gioia chi vuole fermarsi a pregare presso la nostra Madonnina, quella statuetta in fondo al parcheggio che ha accompagnato i passi del quartiere da più di cinquanta anni, prima nelle case minime e dopo nell’attuale caseggiato delle Case bianche.

Con i nostri vicini ci siamo attivate per preparare un regalo degno di questa visita: un grande quaderno da consegnare la Papa nel quale entrassero tutti i desideri, gli auguri, le preghiere e i disegni dei bambini. Il risultato è stato tutt’altro che deludente! Le famiglie (più di un centinaio) hanno bussato alla nostra porta per darci i fogli colorati, pieni di gioia e di affetto, contenti di sapere che qualcosa di loro sarebbe stato letto da Francesco.

Uno degli aspetti più impegnativi dell’organizzazione generale è stato la distribuzione dei pass per i diversi settori del parcheggio che, transennato, avrebbe accolto le persone per la preghiera e l’incontro con il Papa. Tutti vogliamo essere vicini a lui, “Chissà se potremo salutarlo, stringere la sua mano o ricevere una carezza!”. In parrocchia, durante il mese di marzo, si è attivato uno sportello per garantire la possibilità a tutti quelli che (pur provenendo anche da fuori quartiere) ne vogliono uno o… tanti: per parenti, amici, colleghi di lavoro. Anche noi siamo andate diverse volte a chiederne qualcuno. Tanti amici e colleghi di lavoro hanno voluto trovare il Papa qui, da noi, piuttosto che in centro o nella grande assemblea del pomeriggio a Monza. “Qui è più familiare”, ci dicevano, “Più com’è lui, a portata di mano, spontaneo”.

Ed è arrivato il venerdì 24. Abbiamo saputo che in tante case, i vicini hanno accolto amici e parenti già per dormire, dato che il blocco per le macchine era annunciato per la sera prima. Anche tanti vicini musulmani hanno accolto i loro colleghi e amici, e dall’inizio hanno partecipato con grande gioia alla preparazione dell’incontro con “l’uomo di pace” che per loro è il Papa Francesco. Anche noi eravamo in tante nella fraternità. Sorelle e amiche sono venute per fare festa con noi, abbiamo lasciato il posto e chiesto ospitalità alle suore della parrocchia per dare spazio a chi si è annunciata. E siamo andate a letto con il cuore leggero, pregando (come ci dicevano anche tanti amici) che fosse un giorno di pace, di gioia, di convivenza, che non piovesse…

Il sabato 25 Milano ha accolto Papa Francesco con la sua tipica nebbia, lei pure ha voluto essere presente ritardando l’atterraggio dell’aereo papale. Dalle 6 del mattino i numerosi volontari sono al loro posto, con i foulards bianchi e gialli in mano, aspettando le persone. Il coro prova i canti mentre piano piano il parcheggio, i portici, le strade vanno riempiendosi di una folla persone, prima un po’ addormentate e dopo con il cuore in festa che aspettano, chiacchierano, salutano. Quando l’aereo può finalmente atterrare, la notizia si diffonde subito e un applauso scatta insieme ai primi canti e alla consapevolezza che qualcosa di unico stava per accadere. Un quarto d’ora dopo arriva il Papa in quartiere e ci rendiamo conto, con gioia, che il percorso che fa sotto i portici per andare nelle case delle famiglie scelte dà la possibilità a tanti vicini di vederlo da vicino, salutarlo, cantare il suo nome e vedere il suo sorriso affabile.

Francesco ha cominciato a parlarci dicendo: “Siete voi che mi accogliete a Milano, è un grande dono per me entrare nella città incontrando dei volti, delle famiglie, una comunità. Arrivo in centro a partire da voi, grazie per la vostra calorosa accoglienza”. Nei cuori dei vicini e nei nostri, insieme a loro, una certezza: è vero, siamo noi, è la nostra periferia, piena di problemi, di carenze, che accoglie questo uomo di pace e di tenerezza. Perché anche noi siamo capaci di tanti gesti di generosità, di sacrificio, di convivenza e solidarietà. Lui ha saputo riconoscerli e ne siamo fieri!

“I suoi gesti concreti con i malati, con le famiglie, la sua semplicità ci hanno toccato”, ci dicevano i vicini e gli amici di qualsiasi religione e provenienza. “Lui dice le cose come sono, ci riconosce come persone degne, ci guarda negli occhi con amore, ci parla di un Dio di Pace che va oltre tutte le barriere. Bisogna appoggiarlo, sostenerlo, perché sicuramente non ha una vita facile”, commentava una donna marocchina. Sì, non è facile parlare di pace e di giustizia nel mondo d’oggi.

Un’ora scarsa, un tempo breve che però ha lasciato un profumo di festa. Durante tutta la giornata siamo state con i vicini, sotto i portici, a parlare delle loro emozioni, mentre i bambini stavano a giocare con i numerosi foulards. Nell’aria si respirava una preghiera: che la sua presenza ci spinga verso un vero cambiamento personale, e che, come quartiere possiamo intessere relazioni più solidali, avere abitudini più civiche, cuori aperti all’altro che abita vicino e che come ciascuno di noi, ha sempre bisogno di un gesto di tenerezza, una carezza, un saluto guardandolo negli occhi.

Per saperne di più: clicca