Dicembre 2016-gennaio 2017. Messaggio di Natale

 

Roma- via Conciliazione

upi mujawe upi mama upi
Mecketcho upi mujawe

ritornello di un canto africano (lingua fefe), il canto del “gloria a Dio nell’alto dei cieli” che irruppe nella notte di Natale di 2016 anni fa, ma anche in questo Natale, ha percorso le vie di Roma, le piazze più conosciute e attraversate da turisti da tutto il mondo e alcuni dei tanti piccoli luoghi un po’ dimenticati dalla fretta e frenesia per i preparativi per le feste.

Con il gruppo delle sorelle che si stanno preparando per i voti perpetui (una quindicina di sorelle provenienti da tutto il mondo) Diana e io abbiamo avuto la possibilità di partecipare al “messaggio di Natale”. Di cosa si tratta? È una tradizione bella della fraternità: portare per la città, per le vie e nei tanti luoghi di passaggio, nei giorni prima e dopo il Natale, la gioiosa e bella notizia di un Dio che ci ama e sceglie di farsi vicino a ognuno di noi facendosi uomo in Gesù.

Abbiamo preparato canti natalizi in tante lingue (inglese, francese, tedesco, italiano, polacco, coreano, vietnamita, swaili, arabo,…) insieme a un piccolo “spettacolino”: Alfredo, un piccolo agnello, che si è perso lungo la strada per Betlemme.

Chiede così aiuto ai passanti, e finalmente quando ritrova la strada, riesce a arrivare a Betlemme dove però trova un muro, un muro di egoismo, odio, buio, tristezza, sfiducia,… che non lo lascia passare.

Non ha i documenti in regola e chi si trova dall’altra parte non ha tempo da perdere con lui. Così di nuovo, solo facendosi aiutare da qualcuno, può oltrepassare il muro dove trova finalmente Gesù bambino e con Lui ritrova l’amore, la pace, la gioia, la tenerezza, la speranza,…

Nella metropolitana

Così, con questo “bagaglio” abbiamo percorso le vie della città: siamo state alla parrocchia della Magliana, a una mensa della Caritas, a Vittorio Emanuele, a piazza s. Pietro, al mercato vicino alla fraternità in via della Molara, a un centro di accoglienza per minori migranti e nella metropolitana.
Abbiamo avuto la possibilità di incontrare e raggiungere tante persone nella speranza di aver portato loro un sorriso e un po’ di gioia per questo Natale. Molti incontri: con tante persone abbiamo scambiato qualche parola per conoscerci un po’ di più; raccontare chi fossimo e cosa stavamo facendo e allo stesso tempo ascoltare e ricevere un po’ della loro vita e storia con le gioie e le fatiche.
In tanti ci hanno lasciato davanti a Gesù bambino un’intenzione di preghiera per loro stessi, per qualche famigliare e/o per il mondo intero. Siamo così rimaste legate e collegate con loro pregando con le loro intenzioni nei nostri momenti di preghiera comunitaria.

“Quando eravamo al mercato, è venuto un uomo anziano sulla sedia a rotelle, con sua moglie e la badante. Mi sembra di aver capito che ha l’Alzheimer. Si sono fermati davanti a noi e ha cominciato a fare dei movimenti con le dita come se stesse suonando uno strumento musicale. La moglie ci ha spiegato che era musicista e che gli piace tanto la musica. Questo uomo è rimasto con noi tutto il tempo mentre sua moglie è andata a fare la spesa al mercato. Non potrò mai dimenticare il sorriso e la gioia di quest’uomo.

Un altro momento che mi ha dato tanta gioia è stato nella metropolitana: tornando tutte insieme dopo una giornata lunga passata in tanti luoghi diversi al freddo, eravamo stanche, ma piene di gioia e di vita, abbiamo cantato e percorso tutti i vagoni della metro distribuendo a tutti il messaggio di Natale, anche al conducente della metro, accompagnate dal ballo del nostro agnello Alfredo.”
Diana Maria
“Ciò che più mi ha colpito e rimane impressa nel mio cuore, oltre ai tanti incontri fatti, è la gratuità. Ilmio “compito” è stato quello di stare tra chi si fermava per parlare con loro, raccogliere qualche loro preghiera, ascoltare un po’ del loro cuore e donargli un piccolo messaggio di speranza con qualche frase del Vangelo o di piccola sorella Magdeleine. In tanti, quasi tutti a dire il vero, erano subito pronti a lasciare un’offerta per dire il loro grazie e/o come “scambio” per il piccolo segno ricevuto. Ho sempre rifiutato e spiegato che volevamo solo portare e fare da eco a un messaggio di gioia e speranza di Dio che si fa uomo, e mi ha tanto colpito e fatto riflettere come nella nostra società dei consumi si sia perso il senso, il gusto e il bello della gratuità. È stato così interessante e anche emozionante vedere e riconoscere nel volto dell’altro lo stupore e poi la gioia di quando dicevo loro che era gratis, non volevamo offerte…. Anche Gesù è nato per dirci che Dio Padre ci ama…
gratuitamente!!!”
Lara

Amandola, provincia di Fermo- Marche

venite adoriamo
venite adoriamo il Signore Gesù

L’avventura, e proprio nel senso pieno e letterale della
parola, del messaggio di Natale è poi proseguita anche nei
giorni dell’Epifania a Porto sant’Elpidio e ad Amandola, due comuni delle marche che hanno vissuto e stanno ancora vivendo la tragedia e la paura del terremoto.

Pineta- Porto sant’Elpidio

Don Paolo, parroco di Amandola, ci ha accompagnato nel suo piccolo paese e ha organizzato e preparato la nostra accoglienza.
A Porto sant’Elpidio, un comune sull’Adriatico, abbiamo fatto il messaggio di Natale sotto un tendone di un camping che accoglie centinaia di persone che hanno lasciato o perso la loro casa nel terremoto.

Amandola e il terremoto

Ad Amandola, invece, abbiamo fatto il nostro messaggio prima e dopo le Messe nella sala della pretura adibita a chiesa (le chiese dei comuni del terremoto sono infatti tutte chiuse e inagibili). Abbiamo provato a farlo anche nella piazza del comune ma la neve e il freddo non ci hanno aiutate…

È stata davvero un’avventura e un’esperienza toccante: in un luogo dove la paura è tanta e ognuno ha “perso” qualcosa per il terremoto, in tanti sono venuti ad ascoltarci, sono stati con noi nonostante il cattivo tempo, ci hanno consegnato tanto del loro cuore attraverso diverse intenzioni di preghiera e ci hanno ringraziato.
A Porto sant’Elpidio, una donna moldava che ha perso tutto nel terremoto, è venuta a dirmi grazie:
“Sono cristiana ortodossa – mi ha detto – e domani (6 gennaio) per noi è Natale. Grazie perché con i vostri canti e il vostro messaggio, mi avete aiutata a fare memoria del Natale e a prepararmi per viverlo nella fede.”

Speranza

Una donna ad Amandola, ancora, è venuta a dirci grazie perché “con niente (dei cartoni, una stella e una
semplice marionetta) siete riuscite a fare qualcosa di bello che mi ha fatto tanto bene al cuore”.
Tanti grazie ricevuti, ma tanta gratitudine e grazie da consegnare: a tutte quelle famiglie che mi e ci hanno accolto con generosità e alla loro testimonianza di vita e di fede grande e bella!!

Sono così ritornata a Napoli e dopo questa esperienza risuonano in me e sento più mie le parole del
Vangelo “I pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto,
com’era stato detto loro”
(Luca 2,20)
Lara

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Questa voce è stata pubblicata il 10 gennaio 2017, in Attualità. Aggiungi il permalink ai segnalibri.