Beatificazione di fratel Charles

Beatificazione 1Il 13 Novembre 2005, Charles de Foucauld è stato proclamato Beato. Abbiamo vissuto questo avvenimento come un’ulteriore “universalizzazione” della vita del nostro “piccolo fratello” che appartiene sempre più a tutti senza i limiti di gruppi ristretti.

Beatificazione di Fratel Charles

Riproponiamo l’omelia di Mons. Claude Rault, Vescovo della Diocesi del Sahara, in occasione della Messa di Ringraziamento celebrata nella Chiesa della Trappa di Tre Fontane a Roma, l’indomani della beatificazione celebrata nella Basilica di S. Pietro

 

OMELIA di Mons. Claude RAULT,
Vescovo di Laghouat – Ghardaia (Algeria) della Diocesi del Sahara

Cari fratelli e sorelle,
Consentitemi innanzitutto di ringraziare il vescovo Vincent Landel per aver accettato di celebrare la messa di ringraziamento. Egli presiede la Conferenza dei Vescovi del  Maghreb e rappresenta quindi tutta la nostra Chiesa d’Africa del Nord. Ci ricorda anche che il Marocco non è un paese indifferente al cammino umano e spirituale del nostro Beato!

Danza Tuareg

       Che cosa dirvi del beato Charles ? Tante cose sono già state sottolineate, scritte, dette, rivelate…. Cosa potrei aggiungere ancora?zione  di Charles de Foucauld non costituisce un evento in se stesso, quasi fosse il risultato di un lungo esame al quale è stato sottoposto per il passaggio verso la santità.

   

Ciò che costituisce un evento è la vita, poco comune ed un po’ caotica,  di quest’uomo ed i frutti che essa ha portato.
C’è voluto parecchio tempo perché questi frutti giungessero a maturazione, ma eccoli! Ed è questo il fatto importante e che abbiamo appena celebrato in questi giorni.
Per capire il senso profondo del dono che Dio ci ha fatto attraverso di lui, abbiamo letto due passaggi della Scrittura. Questi testi gli sono appropriati.
Il libro della Sapienza ci ricorda l’attaccamento di Dio per ogni persona, al di là dei suoi percorsi, e quelli di Charles non ci sono stati tenuti nascosti.
Il Vangelo di Giovanni ci mette sotto gli occhi l’amore folle con il quale Gesù ci ha amati ed al quale ci invita. E’questo l’amore che ha infiammato il cuore di Charles.

 Beatificazione-reliquie di fratel Charles   Mi fermerò dapprima sulla  sua conversione,  questa irruzione di Dio nella sua vita. Un Dio che egli aveva dimenticato un po’ per volta, nella sua adolescenza, messo da parte senza quasi accorgersene.
Ma ecco che nella sua esistenza di scolaro pigro, di ufficiale poco zelante, di amante di ricevimenti raffinati, in seguito al suo risveglio tardivo di patriota, poi di esploratore audace, ecco che, poco a poco, si sveglia in lui la sete di un’altra vita, di una vita che abbia senso, rivolta all’Alto.
Il sentimento di un gran vuoto lo assillava: “Facevo il male, ma non l’approvavo né mi piaceva. Mi facevate sentire un vuoto doloroso, una tristezza che non avevo mai provato prima, che mi ritornava ogni sera quando mi ritrovavo solo nel mio appartamento” scrive in una delle sue meditazioni. Ma Dio non abbandona i propri figli: “Tu hai pietà di tutti perché tu puoi tutto. Tu chiudi gli occhi di fronte ai peccati degli uomini purché si pentano” abbiamo sentito nel Libro della Sapienza. Dio è paziente. Attende il suo momento.

    Beatificazione- con un tuaregEd è grazie alla testimonianza di vita dei mussulmani che comincia il suo risveglio: “L’Islam ha prodotto in me una profonda impressione. La vista di questa fede, di questi uomini che vivono continuamente alla presenza di Dio mi ha fatto intravedere qualcosa di più grande e di più vero delle preoccupazioni mondane”. Questa esperienza, di una esistenza vissuta vicino agli uomini dell’Islam, lo provoca e lo porta a ritrovare la fede dell’infanzia. Ha 28 anni.
La riscoperta di Dio passa attraverso il segreto del confessionale, senza rumore, in un mormorio, una riconoscenza infine confessata, un impegno per la vita, il desiderio di vivere solo per questo Dio che deve ancora scoprire. Ma dal quale è stato sedotto.
E questa seduzione prenderà la forma di una ferita d’amore. Un amore sempre da affinare, una ricerca incessante e bruciante che non lo lascerà mai. Ed eccolo partito per un lungo viaggio interiore che lo porterà all’interno di se stesso. Che vasto deserto è il cuore umano!
Comincia da qui un lungo cammino, una lunga vita alla ricerca di questo Dio. Dapprima nella vita monastica. Ma non è abbastanza.
Nazaret- panoramaEd ecco che il Dio che egli cerca prende il volto di quel Gesù di Nazareth di cui egli visita il paese in Galilea. Gesù di Nazareth. E’ la scoperta di un Dio povero, umile che occupa un posto che nessuno riesce a togliergli: l’ultimo.
Il Dio dell’Alto è da ricercare in Basso.

Questo nomadismo spirituale lo  porta infine ai confini del Sahara. Ha 43 anni. Egli vi si reca non tanto per l’amore romantico di questo deserto, quanto per l’amore del più lontano.
E questo amore si allargherà ancora. Questo Gesù incontrato, contemplato, ricercato nelle lunghe meditazioni a Nazareth, gli verrà incontro nel modo più concreto e meno romantico a Beni Abbès e al- l’Hoggar, attraverso i piccoli e gli esclusi, coloro che non hanno alcun posto nella società umana. Egli lo incontra in coloro che non condividono né il suo universo religioso né la sua cultura.
Hoggar- lauroraEd egli dedicherà loro il proprio tempo e le proprie energie. Non in modo condiscendente, ma incarnandosi il più possibile con questa ferita continua e lancinante di non poterli raggiungere nell’ultimo posto, sempre occupato dal suo “Amatissimo Signore Gesù”.
Vivendo in mezzo ad una popolazione che non condivide la sua fede, vorrebbe comunicare loro la sua.
Lui, che essendo animato dal fuoco del Vangelo, tace nel rispetto infinito dell’altro scoprendo che è attraverso la propria vita che egli è chiamato a gridare il Vangelo: questa è senza dubbio la più bella eredità che Carlo ci lascia. Si accontenterà di parlare al Signore nell’Eucarestia, celebrata e contemplata e attraverso il Vangelo incessantemente meditato.
Lui che sognava di dare la propria vita per gli altri, è da loro che la riceverà nel momento in cui viene colpito dallo scorbuto e rischia di morire. Sono i poveri che lo salvano, donandogli la loro vita.
Sempre Nazareth.  Egli spinge più lontano ancora questa incarnazione mettendosi alla scuola della cultura e della lingua dell’altro perché è lui lo straniero, tocca a lui fare il primo passo, cominciando con i primi balbettii del bambino. Dedica molte ore di lavoro intenso per imparare la lingua, trascrive più di 6000 versi e redige un dizionario di ben 4 volumi.
La sua vita trascorre quindi tra l’accoglienza, l’adorazione e lo studio, fino  giorno di quel 1° dicembre 1916 in  cui sarà ucciso sulla soglia del suo fortino a Tamanrasset..

   Restiamo noi ora a  contemplare la vita di quest’uomo come se avesse alla fine ottenuto qualche brevetto di perfezione?
Ma noi sappiamo che egli non ha raggiunto con successo tutte le sfide che si era prefisso durante tutta la sua vita! Sarebbe sbagliato fraintendere questo punto: la perfezione è solo di Dio.  Dio solo è Il Santo. Dio solo è il Perfetto. Con un bimbo a Beni Abbes
La sua esistenza sarà senza posa tormentata dalla sofferenza di essere così lontano da questo Dio, che tuttavia gli è così vicino!
Lui che ha sognato una vita di fraternità con dei compagni, si è rivelato inadatto per la vita comunitaria!
Lui che ha tanto meditato sulla fraternità universale, ha avuto dei sentimenti sugli avversari della prima guerra mondale difficili da giustificare!
Nonostante fosse così vicino alle popolazioni del Sud Sahariano, non ha potuto immaginare il loro sviluppo al di fuori del colonialismo, pur per quanto umano fosse. Il suo spirito guerriero si risvegliava talvolta davanti ai conflitti generati dalle popolazioni ribelli!
Sognava il martirio, e si è lasciato chiudere nel suo fortino con  armi di cui aveva vietato il possesso ai suoi eventuali compagni di Fraternità. Ed è forse questo che ha causato la sua morte!
E potremmo continuare a fare gli avvocati del diavolo su molte altre ombre ancora della sua esistenza! Ma credo che ciò sia già stato fatto……

    Potete quindi pensare che sto ora denigrando la figura di un uomo di cui prima avevo tracciato a grandi linee le lodi ?
No! Non dobbiamo mai dimenticare che Charles era un uomo impastato con la stessa terra di cui noi siamo impastati, animato dai nostri stessi slanci interiori, dalle stesse contraddizioni, dagli stessi errori.
E se fosse proprio tutto questo a dirci di più sulla sua santità? 
Volto di CharlesE se fosse proprio questo a dirci di più sull’amore che Gesù ci propone? “Come il Padre ha amato me, anch’io ho amato voi”  …  Ecco il mio comandamento : “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”.
Ah! Se non ci fosse questo “come” che ci rende per sempre impossibile amare come Gesù  ha amato !
Ecco, io credo che la grande ferita di Charles  sia anche la nostra, quella di ognuno e di ognuna di noi:  quella d’un desiderio di amare che non può raggiungere la sua pienezza.
Ma, felice piaga dell’amore ferito,  perché può essere lo stimolo per andare più avanti !Con un tuareg

Charles de Foucauld ci lascia un’eredità da far fruttificare, delle sfide ancora aperte. Ci lascia un’opera incompiuta.
La vogliamo chiudere in un museo di pietà o rimboccarci le maniche per continuare nel solco da lui tracciato ?
Le grandi sfide evangeliche  restano aperte davanti a noi:

Sfida della dolcezza e della non-violenza evangelica.
Sfida dell’amore fraterno vissuto nel seno di una comunità.
Sfida di una fraternità vissuta su scala planetaria, al di là di ogni manifestazione di odio
etnico e di rivincita, al  di là di ogni sentimento di superiorità nazionale o culturale.

Volenti o nolenti la beatificazione di  Charles de Foucauld ci provoca, coinvolgendoci nel suo messaggio e nella sua opera incompiuta.   Non si tratta tanto di mettere il nostro beato sugli altari, di portare la sua medaglia al collo, di onorare le sue reliquie, quanto piuttosto di metterci alla sua scuola, alla scuola di Gesù, il suo Amatissimo Signore e Maestro Gesù.

Se vogliamo seguire il cammino indicato da Charles, non c’è altro cammino che quello che passa attraverso Gesù di Nazareth, Colui che ha voluto per sé  l’ultimo posto.