Lettera ad Henry De Castries ed altri scritti di fratel Charles

Lettera di fr. Charles all’amico Henri de Castries
dove racconta della sua vita di fede ritrovata

con i compagni di liceo“… Mio caro amico, mi ha detto che la sua fede è stata scossa…Mi lasci dire che quando si ama la verità come lei, e che si hanno tutti i mezzi per conoscerla, la si trova sempre: così il mio profondo affetto non ha nessuna inquietudine su di lei… Mi lasci parlare molto semplicemente. Monaco, non vivendo che per Dio, amando in vista di Lui le anime con tutto l’ardore del mio cuore, perché sono Sua immagine, Sua opera, Sue figlie, Sue amatissime, fatte per essere eternamente “Dio per partecipazione” come Egli è per essenza, redente dal Sangue di GESÙ, e perché non posso essere unito a Lui, l’amore increato e infinito, senza amare con tutto il cuore, secondo la Sua parola: “amatevi gli uni gli altri: è a questo che sarete riconosciuti come miei discepoli”, – non le posso parlare, pensare a lei, senza desiderare ardentemente per lei il solo bene che desidero per me: DIO, Dio conosciuto, amato e servito, nel tempo e nell’eternità. – Mi perdoni dunque se le parlo così intimamente: o piuttosto, non le chiedo perdono, perché sono sicuro che mi capisce e che mi approva. “Allah akbar” Dio è più grande, più grande di tutte le cose che possiamo enumerare; solo, dopo tutto, Egli merita i nostri pensieri e le nostre parole; e se parliamo, se lei si stanca a leggermi, e se rompo per lei il silenzio del chiostro, è per aiutarci reciprocamente a conoscerLo e servirLo meglio: tutto quello che non ci conduce a questo, a conoscere e servire meglio Dio, è tempo perduto…
Comincerò… col farle la mia confessione: la sua fede non è stata altro che scossa; purtroppo la mia è stata completamentecon i vicini morta durante degli anni: per dodici anni, ho vissuto senza nessuna fede: niente mi pareva abbastanza provato; la fede uguale con la quale si seguono delle religioni così diverse mi sembrava la condanna di tutte; meno di tutte, quella della mia infanzia mi sembrava ammissibile, con il suo 1=3 che non potevo risolvermi; l’islamismo mi piaceva molto, con la su semplicità, semplicità di dogma, semplicità di gerarchia, semplicità di morale, ma vedevo chiaramente che era senza fondamento divino e che lì non c’era la verità; i filosofi sono tutti in disaccordo. Rimasi dodici anni senza niente negare e senza niente credere, disperando della verità, e non credevo nemmeno in Dio, poiché nessuna prova mi pareva abbastanza evidente… (…) Vivevo come si può vivere quando l’ultima scintilla di fede è spenta… Per quale miracolo la misericordia infinita di Dio mi ha ricondotto da così lontano?… Non lo posso attribuire che a una cosa, la bontà infinita di Colui che ha detto di Se stesso “quoniam bonus, quoniam in saeculum misericordia eius” e la Sua Onnipotenza…
Mentre ero a Parigi per far stampare il mio viaggio in Marocco, mi sono trovato con delle persone molto intelligenti, molto virtuose e molto cristiane; mi sono detto – perdoni le mie espressioni, ripeto ad alta voce i miei pensieri – “che forse questa religione non era assurda”; nello stesso tempo, una grazia interiore estremamente forte mi spingeva: mi sono messo ad andare in chiesa, senza credere, non trovando bene altro che là e passandovi lunghe ore a ripetere questa strana preghiera: “Mio Dio, se esisti, fa’ che Ti conosca!”… Mi venne l’idea che mi dovevo informare su questa religione, dove forse si trovava questa verità di cui disperavo; mi dissi che il meglio era di prendere lezioni di religione cattolica, come avevo preso lezioni d’arabo; come avevo cercato un taleb per insegnarmi l’arabo, cercai un prete istruito per darmi informazioni sulla religione cattolica…
Mi parlarono di un prete molto stimato, ex allievo della scuola normale; lo trovai al suo confessionale e gli dissi che non venivo a confessarmi perché non avevo la fede, ma che desideravo avere qualche informazione sulla religione cattolica…Il buon Dio che aveva cominciato così potentemente l’opera della mia conversione con quella grazia interiore così forte che mi spingeva quasi irresistibilmente in chiesa, la portò a compimento: il prete, sconosciuto per me, al quale Egli mi aveva indirizzato, che univa a una grande istruzione una virtù e una bontà più grandi ancora, divenne il mio confessore e non ha cessato di essere, dai 15 anni che sono trascorsi da quel tempo, il mio migliore  amico… Appena credetti che c’era un Dio, capii che non potevo vivere che per Lui: la mia vocazione religiosa data della stessa ora della mia fede: Dio è così grande! C’è una tale differenza tra Dio e tutto quello che non è Lui!…
Agli inizi, la fede ebbe parecchi ostacoli da vincere; io, che avevo tanto dubitato, non credetti tutto in un giorno; ora i alla trappamiracoli del Vangelo mi parevano incredibili; ora volevo mischiare passaggi del Corano nelle mie preghiere. Ma la grazia divina e i consigli del mio confessore dissiparono queste nubi… Desideravo di essere religioso, di vivere nient’altro che per Dio, e fare quello che era più perfetto, qualunque cosa fosse… Il mio confessore  mi fece attendere tre anni; io stesso, pur desiderando “esalarmi davanti a Dio in pura perdita di me”, come dice Bossuet, non sapevo che ordine scegliere: il Vangelo mi mostrò che “il primo comandamento è d’amare Dio con tutto il cuore” e che bisognava racchiudere tutto nell’amore; ognuno sa che l’amore ha per primo effetto l’imitazione; restava dunque da entrare nell’Ordine dove trovassi la più esatta imitazione di GESÙ. Non mi sentivo fatto per imitare la Sua vita pubblica nella predicazione: dovevo dunque imitare la vita nascosta dell’umile e povero operaio di Nazaret: Mi sembrò che niente mi presentasse questa vita che la Trappa…. (…)
            Da un anno, ho ripreso la strada della Francia, su consiglio del mio confessore, allo scopo di ricevere i Santi Ordini; sono stato appena ordinato prete e faccio le pratiche necessarie per andare a continuare nel Sahara, “la vita nascosta di GESÙ a Nazaret”, non per predicare, ma per vivere nella solitudine, nella povertà, l’umile lavoro di GESÙ, cercando di fare del bene alle anime, non con la parola ma con la preghiera, l’offerta del Santo Sacrificio, la penitenza, la pratica della carità… Forse quando riceverà questa, non sarò più in Francia, perché il P. bianco Vescovo del Sahara è stato appena nominato, e se non mette un veto al mio progetto, può chiamarmi ad Algeri per intendersi con me… A quel punto farò ricorso a lei, con grande riconoscenza…
           Perché questa lunga confessione, mio caro amico? Perché, in seguito alle due lettere che ha avuto la grande bontà di scrivermi, mi è sembrato che ci sia qualche tratto molto leggero di somiglianza tra il suo stato di spirito e quello in cui io ero quindici anni fa – molto, molto leggero, fortunatamente: perché la sua fede non è stata che un poco scossa, mentre la mia era morta; e soprattutto la sua vita è tutta di virtù e di opere buone, mentre la mia era, purtroppo, tutto il contrario… Questa pace infinita, questa luce radiosa, questa felicità inalterabile di cui gioisco da dodici anni, le troverà camminando per la via che il buon Dio m’ha fatto seguire: pregare, pregare molto; prendere un buon confessore scelto con grande attenzione, e seguire con cura i suoi consigli, come si seguono quelli di un buon professore; leggere, rileggere, meditare il Vangelo e sforzarsi di praticarlo. Con queste tre cose, non può mancare d’arrivare rapidamente a quella luce che trasforma tutte le cose della vita, e fa della terra un cielo unendovi la nostra volontà a quella di Dio… GESÙ  l’ha detto: è la prima parola ai suoi apostoli: la sua prima parola a tutti quelli che hanno sete di conoscerLo: “Venite et videte” (Jn 1,39); “Cominciate per ‘venire’,  seguendomi, imitandomi, praticando i miei insegnamenti; e in seguito ‘vedrete’, gioirete della luce, nella stessa misura con cui avrete praticato…”.
Cosa importa che la mancanza di fede sia generale, che non ci siano che le donne e i bambini a credere e pregare? Se la nostra religione è la verità, se il Vangelo è la parola di Dio, dobbiamo credere e praticare, fossimo assolutamente soli a farlo. Ma la mancanza di fede non è così universale come sembra essere. Anche Elia si credeva solo, e Dio si era riservato altre anime ch’egli ignorava e che non avevano piegato il ginocchio davanti a Baal… Sono nell’ammirazione della sua scienza; ha approfondito la scolastica più di molti benedettini; ma, ne ha fatto l’esperienza, non è ìi  che troveremo la luce: la troviamo nella preghiera, “chiedete e riceverete” (Mt 7,7), la troviamo nella perseveranza a seguire i consigli di un buon confessore, “chi ascolta voi, ascolta me” (Lc 10,16); la troviamo nell’imitazione di GESÙ, “se uno mi vuol servire, mi segua” (Gv 12,26)… E facendo queste tre cose, entriamo infallibilmente in questo pieno giorno che ci fa dire con David: “nox illuminatio mea in deliciis meis” (cf. Sl 139,12 Vulgata), perché GESÙ l’ha promesso: “chi viene a me, non lo respingerò” (Gv 6,37).
Prego molto per lei. Vorrei essere santo per poterle ottenere grandi grazie con le mie preghiere. Poiché  non ho, purtroppo, né virtù, né scienza, né prudenza, né intelligenza, sentendomi così incapace di ottenerle i grandi beni che vorrei vederle ricevere da DIO, le dono la sola cosa che ho, la mia anima, con la confessione della mia vita; non essendo che impotenza e nulla, faccio la sola cosa che posso, cercando di mostrarle la mia fiducia e la mia devozione ugualmente illimitate…”
 

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