Lievito nelle masse e altri testi di piccola sorella Magdeleine

Lievito nelle masse- Al seguito di fratel Charles di Gesù il” piccolo fratello universale”…bollettino verde

 

E’ uno dei primi testi scritti da piccola sorella Magdeleine per far conoscere la spiritualità di fratel Charles a cui ispirava la sua vita e quella delle piccole sorelle(una prima stesura è del 1945,quella più completa e definitiva è del 1952).

La parte più significativa è quella che sorella Magdeleine chiama “il mio testamento”in cui viene data una visione, in quel tempo del tutto nuova, di una vita religiosa e contemplativa in mezzo alle folle.Ed è quella qui allegata.

Lievito nella massa. Umana prima di essere religiosa.

 

A tutte quelle che Gesù 

attira alla sua sequela

nella FRATERNITÀ delle PICCOLE SORELLE di GESÙ

A te, piccola sorella….

TESTIMONE di GESÙ

vivrai MISCHIATA alla MASSA UMANA come IL LIEVITO nella PASTA

Questo  è il mio testamento :

Perché queste cinque parole all’inizio di queste pagine piuttosto che altrove?… È perché tutte le altre sono ispirate totalmente, unicamente, da fratel Charles di Gesù. È il suo spirito più puro, è tutta la sua anima, è dunque proprio il suo testamento che ti ho dato. Non è il mio…

Delle pagine che seguono però, mi assumo tutta la responsabilità. Vale a dire piuttosto che, se c’è qualcosa di bene, tutta la gloria andrà al Signore Gesù, ma se c’è qualcosa di male, sarò io sola a dover essere condannata…

Vi ho messo tutta l’anima, il pensiero caro di tutta la mia vita e così com’è, con un po’ d’ingenuità e d’impaccio, te lo consegno, come il messaggio di una madre alle sue figlie.

Supplico tutti coloro che leggeranno queste righe di non vedervi mai la minima disapprovazione nei confronti delle altre forme di vita religiosa che da secoli hanno dato santi alla Chiesa.

Si tratta semplicemente di una concezione diversa che cerca di rispondere a bisogni differenti di un secolo nuovo.

Chiedo a tutte quelle che sono attirate da questo ideale di Fraternità di continuare, dopo di me, a camminare in questa via nuova, ed è per questo che l’ho chiamato il mio testamento – sottomettendo sempre molto umilmente, molto filialmente, tutte le conseguenze che ne deriveranno all’autorità della Chiesa, di cui voglio restare, più che mai, la figlia che ama e obbedisce di più.

Piccola sorella,

Ti rendi conto davvero di ciò che comporta, per una religiosa, questa vocazione a vivere povera in mezzo ai poveri e mischiata alla massa umana, come il “lievito nella pasta”?…

Finora sembrava che tale vocazione fosse irrealizzabile, perché si scostava troppo dalla concezione tradizionale della vita religiosa. Ed ecco che – pur essendo l’ultima e la più piccola di tutte – oso dirti, in nome della missione che mi è stata affidata nella fondazione di una Congregazione nuova che vuole essere una Fraternità :

Hai un Modello Unico: Gesù. Non cercarne altri.

Come Gesù durante la sua vita umana, fatti tutta a tutti: araba in mezzo agli arabi, nomade in mezzo ai nomadi, operaia in mezzo agli operai… ma prima di tutto umana in mezzo agli esseri umani. Non sentirti obbligata, per salvaguardare la tua dignità religiosa e la tua vita d’intimità con Dio dai pericoli esterni, di innalzare una barriera tra il mondo laico e te. Non ti mettere ai margini della massa umana…

Come Gesù, fa’ parte di questa massa umana. Penetra profondamente, santifica il tuo ambiente conformando a Lui la tua vita, con l’amicizia, con l’amore, con una vita totalmente donata, come quella di Gesù, al servizio di tutti, con una vita talmente mischiata a tutti da farti una di loro , volendo essere in mezzo a loro come il lievito che si perde nella pasta per farla lievitare.

Oso dirti ancora: :

Prima di essere religiosa, sii umana e cristiana in tutta la forza e la bellezza del termine. Sii umana per glorificare meglio il Padre nella sua creatura e rendere testimonianza all’Umanità santa del tuo Amatissimo fratello e Signore Gesù. Più sarai perfettamente e totalmente umana, più potrai essere perfettamente e totalmentereligiosa, perché la tua perfezione religiosa maturerà allora in un equilibrio normale che ne assicurerà la base.

E se te lo dico con tanta sicurezza, nonostante l’audacia di questa nuova concezione della vita religiosa, è perché è conforme al Vangelo e alla pura tradizione dei grandi Santi nella Chiesa, secondo le parole dell’apostolo Paolo nella sua Lettera ai Corinzi:

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge.

Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per salvare ad ogni costo qualcuno.Tutto io faccio per il vangelo, per diventarne partecipe con loro.

(1 Cor I9,19-24)

E se lo ripeto con tanta forza, è soprattutto perché ho davanti agli occhi il Modello Unico, Gesù, Dio fatto uomo che, in mezzo a tutti gli esseri umani, è stato semplicemente uno di loro, vivendo con amore la sua vita umana, ponendo le sue delizie nel vivere in mezzo ai figli degli uomini (cf. Pr 8, 31) – quel Gesù che non ha esitato a velare la sua dignità divina prendendo la natura umana, che ha esaltato rivestendosi della nostra umanità.

Eppure che abisso tra Dio e l’uomo !… E se Dio si è incarnato, nonostante questo abisso, non è per servire essenzialmente da modello ? Oseremmo dire che noi faremmo meglio facendo diversamente dal Modello divino Gesù? Gesù, figlio di Maria e figlio adottivo del carpentiere Giuseppe, Gesù a Betlemme, Gesù operaio a Nazaret, Gesù sulle strade di Palestina, Gesù durante la Sua Passione, che accetta per amore di morire su una croce elevata nel bel mezzo di una folla umana che lo copriva di oltraggi…

Questo ideale magnifico, bisognerà saperlo difendere e bisognerà soprattutto farlo comprendere attorno a sé, perché a volte sarà segno di contraddizione:

Bisognerà far comprendere che ci può essere diversità di ispirazioni nell’unità di uno stesso Amore, come c’è diversità di membri nell’unità di uno stesso corpo, e che dunque ci possono essere ugualmente concezioni diverse nell’osservanza delle regole religiose.

Quella delle Piccole Sorelle di Gesù ti chiederà di subordinare sempre le prescrizioni della vita religiosa a quelle del Vangelo e dovrai sempre mettere la carità al di sopra di tutte le regole, perché è la Regola suprema, il più grande Comandamento di Gesù.

Il silenzio e la clausura, che ti manterranno più intimamente unita a Gesù, avranno come scopo più di farti crescere nel Suo Amore, che di separarti dagli uomini tuoi fratelli e Suoi fratelli e – per non correre il rischio di mancare d’amore – dovrai spesso subordinare l’osservanza del silenzio e della clausura ai doveri per te maggiori dell’ospitalità e della carità, sapendo interrompere la dolcezza del silenzio e del raccoglimento per ricevere Gesù in ogni creatura che viene a bussare alla porta della tua fraternità, per quanto sgradita e importuna.

Non vivrai in disparte dal mondo, sotto pretesto di riserbo religioso. Imiterai Gesù, l’Esemplare perfetto di ogni vita umana. Come Lui, quando sarà necessario, mangerai con gli uomini tuoi fratelli, ti rallegrerai con loro. Accetterai semplicemente la loro ospitalità, vivendo fraternamente in mezzo a loro la tua vita cristiana e la tua vita religiosa, per rivelarne loro la bellezza e la grandezza.

Forse allora ti rimprovereranno, come al Cristo, di mangiare con i pubblicani e i peccatori, di mescolarti alla folla, di lasciarti accostare troppo da vicino da peccatrici pubbliche, disturbare da bambini piccoli…

Ti rimprovereranno di mancare di dignità religiosa, ma che importa!…

“Il discepolo non è da più del maestro; ma ognuno ben preparato sarà come il suo maestro”. (Luc 6, 40) “Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13,15)

Non coltiverai in te soltanto le virtù religiose, perché sarebbero anormali e contro natura se non fossero innestate su delle virtù umane che dovrai sviluppare in perfezione per l’onore e la gloria di Cristo-Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo.

Ti sforzerai di sviluppare in te le qualità umane d’audacia, di coraggio, di virilità e di distruggere i difetti umani di pusillanimità e di timidezza.

Ti sforzerai ugualmente di distruggere energicamente in te i difetti femminili di sensibilità e d’immaginazione eccessive, ma ti guarderai dallo scoglio che consisterebbe nel distruggere allo stesso tempo le qualità femminili di delicatezza e di dono di sé che metterai al servizio degli altri, in un totale oblio di te stessa.

La tua formazione religiosa dovrà essenzialmente tener conto delle nozioni di buon senso, di giudizio, di prudenza e di giustizia umana, le cui esigenze devono passare avanti alle illusioni di carità. E questa formazione ti farà prendere coscienza ugualmente delle esigenze contenute in queste altre nozioni di diritto naturale che sono il senso di responsabilità, il dovere di stato, la coscienza professionale.

Il tuo desiderio di nascondimento, di piccolezza e di abiezione sarebbe illusorio se ti impedisse di fare onore a Cristo-Gesù con la tua grandezza d’animo e la tua larghezza di spirito. Ti guarderai dunque da ogni meschinità. Non ti scandalizzerai per delle cose da niente. E soprattutto, rifiuterai il formalismo e il fariseismo sotto tutte le loro forme così come tutte le piccinerie di spirito che infrangono il vero amore.

Non cercherai di rimuovere dalla tua strada tutte le difficoltà, le tentazioni e i pericoli. Fanno parte della tua vocazione di dissodatrice.

Ti guarderai dal pericolo sottile di una rassegnazione troppo passiva, dall’illusione di un abbandono troppo facile alla Provvidenza che sarebbero come un abdicare dalla volontà umana. Cercherai invece di sviluppare la tua volontà al massimo, e vedrai fino a che punto possono arrivare la sua forza e la sua potenza, quando è unita alla Volontà divina e può allora contare sull’Onnipotenza di Gesù, Padrone dell’Impossibile.

Crederai, con tutta l’audacia di una fede capace di trasportare le montagne, che con Lui, potrai sormontare gli ostacoli più insormontabili – e così, le parole di impossibilità, d’inquietudine, di timore, di pericolo non avranno per te alcun senso.

È una delle cose che dobbiamo assolutamente a Nostro Signore di non avere mai paura di niente” (fratel Charles di Gesù, Scritti spirituali.)

E ti ridirai continuamente che ciò che è follia agli occhi degli uomini è molto spesso Sapienza divina.

Praticherai inoltre la pazienza e la perseveranza, ripetendoti, nei momenti di scoraggiamento e di spossatezza:

“Quando si parte dicendo che si va a fare una cosa, non bisogna tornare senza averla fatta” (fratel Charles di Gesù a sua sorella)

Non ti sarà richiesto, in nome della modestia religiosa, di vivere con gli occhi bassi ma di spalancarli per vedere bene accanto a te tutte le miserie e anche tutte le bellezze della vita umana e dell’universo intero. Bandirai l’aria austera e distante, allo stesso titolo delle suscettibilità e dei risentimenti, e ti sforzerai di mostrarti sempre sorridente e amabile, piena di buonumore e di slancio, affinché la tua gioia esterna renda testimonianza a colui che è l’Autore di ogni gioia, la sorgente di ogni beatitudine, per l’amore del quale saprai nascondere sotto il velo del sorriso le tue fatiche e le tue contrarietà.

Non ti sarà chiesto, in nome dell’amore di Cristo, di distaccarti dall’amore dei tuoi. Ti sarà detto, invece, che il quarto comandamento essendo di diritto naturale come di diritto divino, nessuna regola religiosa può né sostituirlo né abolirlo e che i tuoi genitori resteranno dunque sempre, dopo Gesù, l’oggetto più tenero del tuo affetto.

Ti si dirà ancora che l’amicizia umana, quando è retta e pura, è troppo bella per essere distrutta o sminuita, e che anzi – pur trasformandola e purificandola – dovrai farla crescere nell’amore di Cristo che ha incarnato tutto l’ideale dell’amicizia. E nel Suo Nome, ti si parlerà del grande desiderio d’amicizia che bisogna avere verso tutti gli esseri umani, andando verso di loro semplicemente perché li amiamo e lo vorremmo testimoniare loro gratuitamente, cioè senza attendere nessuna riconoscenza, nessun risultato, fosse pure di apostolato…

Sotto pretesto di mantenerti nell’umiltà, non ti sarà chiesto di distruggere il tuo modo di giudicare, di soffocare la tua personalità, di negare o dissimulare i tuoi talenti. L’umiltà è la verità, e soprattutto un talento è un dono di Dio che Egli ti ha affidato per farlo fruttificare. Non ti appartiene. Come te ne potresti glorificare? Allora non fare a Dio il torto di disprezzare uno dei suoi doni, di seppellire uno dei tuoi talenti, ma falli fruttificare al massimo per l’amore e la gloria del Signore Gesù che te li ha affidati. Coltiva il tuo giudizio e sottomettilo totalmente, ma intelligentemente, all’obbedienza religiosa. Sviluppa al massimo la tua personalità, ma unicamente per metterla al servizio di Cristo. Non sono donate a tutti le stesse luci, le stesse grazie, la stessa vocazione. Non cercare di entrare nello stesso stampo, ma cerca di scoprire il tuo orientamento personaleper farlo maturare nel quadro della vocazione comune delle Piccole Sorelle di Gesù.

Ti verrà ripetuto spesso che la tua vocazione religiosa, i tuoi voti, lungi dal fare di te un essere d’eccezione, una persona separata dagli altri, ti consacrano a tutti i membri del corpo di Cristo, a tutti gli esseri umani, tuoi fratelli e Suoi fratelli, e che la tua vita religiosa non dovrà mai, per nessun pretesto, costituire un ostacolo all’amore fraterno.

Il tuo voto d’obbedienza non diminuirà le tue responsabilità, né la necessità di certe iniziative, a volte più meritorie della sicurezza di un’obbedienza passiva. Ma ti libererà dagli intralci della tua volontà propria e del tuo egoismo personale e ti darà una disponibilità totale al servizio dell’Amore.

Il tuo voto di castità non ti ripiegherà egoisticamente su te stessa in una ricerca egoistica di perfezione personale. Non ti chiede di restringere né di mutilare il tuo cuore ma di spalancarlo ancora di più per amare tutti gli uomini, tuoi fratelli, di un amore immenso che crescerà a misura del tuo amore per il tuo Amatissimo fratello e Signore Gesù

Il tuo voto di povertà non dovrà mai restringere l’amore che devi avere per tutti gli esseri. Dovrà comportare privazioni a nessun altro che a te, mentre invece ti permetterà, liberandoti da ogni preoccupazione personale, di venire in aiuto a tutti quelli che il Signore Gesù metterà sulla tua strada.

Se vuoi donare la vita al massimo, non devi fare niente di diverso dal Modello Unico, Gesù nel Vangelo, Gesù che ha voluto essere essenzialmente un povero operaio, perduto in mezzo agli altri, come fermento divino nella pasta umana.

Allora, se vuoi seguire questa via, che è la Sua Via, non sarai sempre compresa e sarà durissimo resistere…

Sarà dura perché questa via è, più di altre, piena di difficoltà e di pericoli. Se ti spaventa e ti sconcerta, è segno forse che sei fatta piuttosto per una via più inquadrata, più regolare e più al riparo dalle tentazioni. Questa via è piena di difficoltà e di pericoli perché non vi troverai, ad ogni sua svolta, sul ciglio di tutti i suoi precipizi, una barriera, un parapetto che ti dia piena sicurezza. Per sostituirli, ti ci vorrà una formazione solida dell’intelligenza, del giudizio, della volontà e del cuore. Ti ci vorrà soprattutto un amore immenso.

E avrai come parapetto, come freno, tutto quello che può rappresentare l’ideale magnifico di fratel Charles di Gesù, e, alla sua luce, il tuo desiderio dell’ultimo posto e le esigenze interiori della tua vita contemplativa e soprattutto quelle della tua vocazione all’Amore…

E resisterai, lo sguardo fisso sul Modello Unico, Gesù – l’Esemplare perfetto dell’umano e del divino!…

piccola sorella Magdeleine de Jésus

settembre 1952

(prima redazione, settembre-ottobre 1945).



Suppliche al santo Padre in favore della povertà

scalo a PalermoNei primi anni della Fondazione, le regole per gli Istituti Religiosi prevedevano una certa sicurezza economica per il mantenimento dei membri della comunità.

In tre suppliche al Papa Pio XII p.s. Magdeleine chiede di poter vivere senza troppe sicurezze materiali come tanti operai dell’epoca e come Gesù a Betlemme e a Nazaret.
PRIMA SUPPLICA

Roma 23 Dicembre 1944 (Consegnata a Papa Pio XII attraverso Mons. Montini, futuro Papa Paolo VI)

Il nostro ideale di povertà

Quello di Gesù a Nazaret.

Perché è nato in una mangiatoia? Perché, Lui, Dio, così grande, ha assunto l’umanità di un povero artigiano che guadagna con fatica, giorno per giorno, il pane quotidiano se noi religiose, le sue intime, non avessimo il diritto di imitarlo?

È tutto quello che noi domandiamo: poter vivere nella povertà di un povero artigiano, che ha la sua casa, il suo orto, il suo mestiere ma senza dote né rendite.

Le nostre risorse

Il lavoro manuale: giardinaggio, tessitura, laboratorio di terra cotta…

Le elemosine.

Le conferenze.

L’aiuto delle famiglie delle Piccole sorelle, fino alla loro Professione perpetua, se lo possono.

In previsione di uscite e di dimissioni, una somma di denaro depositata in un’Opera Pontificia.3

E soprattutto una fiducia sconfinata nella Provvidenza che ha straordinariamente ratificato la nostra povertà.

La nostra esperienza con la nostra povertà

Boghari, 1936 -1938 – Creazione di un dispensario, di un laboratorio di cucito, di una mensa popolare, senza mai mancare per un solo giorno di medicine, di lana e di pane.

Touggurt, 1939 – 1942 – Costruzione della nostra Fraternità, senza mai mancare un solo giorno di materiali né di denaro.

Il Tubet – Aix, 1942 – 1944 – Costruzione del nostro noviziato, in piena guerra, senza fermarsi malgrado la scarsità di materiali. Il lunedì, la cassa era vuota… il sabato, la cassa era piena per pagare gli operai.

Settembre – Dicembre 1944 – Meraviglioso viaggio nel Sahara e a Roma, mentre, con i milioni, i più ricchi della terra non avevano il diritto di pagarselo. 4

Lasciando Marsiglia: 2800 franchi in tasca, tutto quello che restava. Giungendo a Roma, dopo due mesi e mezzo di viaggio meraviglioso – dopo aver preso quattro aerei e percorso cinquemila chilometri di strada nel Sahara… – ancora 2800 franchi.5

Non è la benedizione e la consacrazione della nostra povertà?

Perché ricercare mezzi umani quando il Signore Gesù è così generoso? Egli cesserà le sue liberalità solo quando noi cesseremo di avere fiducia nell’efficacia delle sue parole: «Non vi preoccupate del domani… Guardate i gigli del campo… Salomone, in tutta la sua gloria, non è vestito più riccamente di loro».

Non è poesia, è una profonda realtà: Don Bosco, Cottolengo, Santa Chiara, San Francesco.

Le ragioni profonde della nostra povertà

Ogni famiglia religiosa ha una missione da adempiere che le è stata lasciata dal suo fondatore, e deve vegliare con cura a non tradire il pensiero di questo fondatore nella continuazione della sua opera.

Le Piccole Sorelle del Padre de Foucauld non possono avere né doti né rendite senza mancare gravemente al suo spirito. Come avremmo il diritto di portare il suo nome e di essere chiamate «sue figlie» se ci si rifiutasse questa povertà?

– Ogni famiglia religiosa ha le sue opere caratteristiche in vista delle quali essa deve adattarsi, non con un’adeguazione di puro formalismo ma reale e profonda. Come comprendere i nomadi, come amarli se non si condividono un po’ le loro sofferenze, un po’ la loro povertà? Come non mancare di niente in mezzo a loro che mancano di tutto, senza che la loro miseria non sia un rimprovero vivo al nostro benessere e alle nostre comodità?

– Tutte, senza eccezione, preferiremmo abbandonare la vita religiosa ufficiale piuttosto che perdere il diritto di seguire la vera povertà di Cristo, perché è proprio questo che ci ha attirate a lui, e tutte vogliamo seguire questa regola del Padre de Foucauld: «Esse avranno sempre davanti agli occhi il Modello Unico, il carpentiere, figlio di Maria, ricordandosi che in fatto di beni materiali, tutto quello che avrebbero in più non farebbe altro che mostrare quanto siano diverse da lui».

Facciamo tutte nostra questa espressione:

«Essere ricca, a mio agio, vivere dolcemente dei miei beni, quando voi siete stato povero, in ristrettezze, avete vissuto penosamente di un duro lavoro: per me, non posso farlo, mio Dio… Non posso amare in questo modo!».

Mi guardo bene dal giudicare qualcuno. Se altre congregazioni non hanno queste regole, è perché hanno altri aspetti della vita del Cristo da vivere. Ma a noi, per favore, lasciateci la nostra povertà. Altrimenti, questo darebbe ragione ai direttori spirituali che attualmente, in Francia, allontanano i giovani dalla vita religiosa dicendo loro che rappresenta un ostacolo alla povertà reale, perché si è obbligati a prevedere l’avvenire per essere sicuri di non mancare mai di niente.

Per favore, lasciate alle anime che il Signore chiama alla povertà totale la gioia di trovarla effettivamente nella vita religiosa. C’è bisogno di tali anime per compensare e riparare attualmente il tanto colpevole regno del denaro.

Scrivo questa supplica da Roma in uno spirito di sottomissione totale alla Chiesa, ma la scrivo l’antivigilia di Natale. In nome del Bambino Gesù del presepio che si fece povero per amore nostro, vi supplico umilmente ma ardentemente di accordarci quello che per noi è il più grande di tutti i beni, la povertà di Colui che a noi, sulle orme de nostro Padre Charles de Foucauld, piace chiamare «il nostro amatissimo Fratello e Signore Gesù».

 

SECONDA SUPPLICA

Roma, 21 Giugno 1947

La povertà di Gesù di Nazaret

Ve ne supplico, Beatissimo Padre, che i Consultori della Sacra Congregazione «De propaganda Fide» non ci obblighino, nelle nostre Costituzioni, a prevedere l’avvenire, ad assicurarci delle risorse in caso di malattia o di vecchiaia… che ci lascino la gioia della fiducia e dell’abbandono, la gioia delle privazioni e della sofferenza… Che in mezzo agli operai e ai poveri che sono così infelici e hanno l’angoscia dell’avvenire, noi non siamo delle «sistemate»…

Ve ne supplico, Beatissimo Padre, che non sia da Roma che ci sia rifiutata la gioia di imitare la povertà di Gesù. Tutte, senza eccezione, desideriamo questa povertà preferendola a tutti i beni della terra.

Le Piccole Sorelle del Padre de Foucauld non possono avere rendite non avendo alcuna opera esterna da sostenere che potrebbe costituire per loro una scusa. Tali dotazioni, tali rendite rimarrebbero unicamente per loro, mentre invece esse dovrebbero essere le povere di Cristo.

Esse vogliono guadagnarsi duramente il pane quotidiano, come Gesù operaio a Nazaret. Ogni Fraternità di missione sarà sostenuta da una Fraternità di lavoro. Come in ogni famiglia operaia, i membri in buone condizioni lavoreranno per i più giovani, i più anziani, i malati.

Il lievito nella pasta

Le Piccole Sorelle di Gesù chiedono che sia loro permesso di vivere in pieno nella massa umana, mescolate con tutti, simili a tutti, ma conservando un ideale di vita contemplativa il più possibile intensa e profonda, come Gesù nella sua bottega di Nazaret, come Gesù sulle strade della vita pubblica.

Vorrebbero, pur calandosi nella condizione operaia, essere nel campo d’azione dove vivono un vincolo d’unità fra tutte le classi, tutte le razze e le religioni… che attorno ad esse, padroni e operai, musulmani e cristiani arrivino a vivere fianco a fianco, amandosi con un grande amore invece di disprezzarsi e di odiarsi.

Che siano nelle loro Fraternità una testimonianza viva della carità fraterna: Jesus Caritas. Che attorno alle loro Fraternità, poiché spalancheranno le loro porte con una clausura meno stretta, laici e religiosi fraternizzino in una grande comprensione e in un grande amore.

Esse vorrebbero vivere mescolate in mezzo alla classe operaia, lavorare nelle fabbriche e nei laboratori, «operaie in mezzo agli operai», come sono «arabe in mezzo agli arabi», «nomadi in mezzo ai nomadi», per irradiarvi Gesù, umilmente, silenziosamente, e perché attraverso di loro, si possa vedere da vicino il vero volto della vita religiosa della Chiesa, il vero volto di Cristo.

TERZA SUPPLICA

Roma, 11 Luglio 1948

È la terza volta che ho la gioia di inginocchiarmi ai piedi di Vostra Santità per domandarvi di benedire la famiglia religiosa che il Signore mi ha incaricato di fondare e di far crescere.

Per la terza volta, mi permetto, Beatissimo Padre, di rivolgervi la stessa supplica per la povertà, nel nome di Cristo Gesù, divino Operaio di Nazaret.

Questa povertà, tutte le Piccole Sorelle di Gesù che io rappresento qui perché sono la loro madre, la vogliono totale, senza riserve, non soltanto per loro ma anche per il loro Istituto.

Non possono rassegnarsi a possedere doti, rendite e capitali posti in banca, quando hanno ereditato il nome e il pensiero del Padre de Foucauld. Esse hanno, per vivere, le loro Fraternità operaie e il lavoro delle loro mani, come il povero e l’operaio che non possono beneficare di regole di prudenza e che tuttavia, molto più di noi religiose, avrebbero bisogno per la loro famiglia, talora numerosa, di sicurezza per l’indomani.

Vi supplico, Beatissimo Padre, di permetterci, a noi che non abbiamo come gli altri opere da sostenere, di essere nella Chiesa, di fronte al comunismo dilagante, nelle missioni come in Europa, delle Piccole Sorelle della Classe operaia, della classe di coloro che non potranno mai prevedere niente per l’avvenire e che vivono, giorno per giorno, del loro lavoro di operaio, non avendo altro onore che quello di seguire fedelmente le orme di Gesù.

D’altronde, a cosa corrispondono nello stato di crisi attuale le doti e le rendite, alla mercé del più piccolo sconvolgimento? E se esse non corrispondono più a niente, perché, dato che il Signore ci ha fatto nascere in questo periodo di crisi, essere obbligate a prevederne nelle nostre Costituzioni?

Da otto anni, la nostra povertà ha attirato tante anime di giovani. Siamo sessanta, ripartite in sette Fraternità, in cinque diocesi. Alcune centinaia di domande ci vengono rivolte. In quattro Fraternità, delle Piccole Sorelle lavorano in fabbrica, tanto amate e rispettate dai loro fratelli e dalle loro sorelle di lavoro.

Questa povertà ha attirato le anime orientali. Sua Beatitudine Mons. Khouzan ci desidera in Egitto, S.E. Mons. Hakim ci chiama nella sua diocesi di Galilea. L’anno prossimo, andremo a fondare a Nazaret la Regione orientale del nostro Istituto che vogliamo molto presto far uscire dal piano nazionale francese. S.E. il Card. Tisserant incoraggia questo progetto.

Questo sviluppo così rapido non è forse la benedizione e la consacrazione della nostra povertà?

Io chiedo semplicemente di continuare questa prova per alcuni anni ancora. Vorrei che, nel quartiere più povero e più miserabile di Roma, dalla parte della Borgata Gordiani, per esempio, là dove si lanciano ancora pietre ai preti quando passano, una piccola Fraternità tutta splendente di carità si stabilisca in una delle case più povere e sia la testimonianza viva della povertà di Colui che ci piace chiamare «il nostro amatissimo Fratello e Signore Gesù».

Se, dopo tre o quattro anni di esperienze tentate anche qui a Roma sotto i vostri occhi, Beatissimo Padre, al tempo stesso che in altre Fraternità nuove di Oriente e di Occidente, dovrò prendere atto del fallimento, allora umilmente riconoscerò che ho avuto torto e, nella gioia dell’obbedienza, mi sottometterò alle direttive della Chiesa nella certezza di fare la Volontà di Dio.

Ma, se la Fraternità continuerà a crescere e a svilupparsi, allora vi chiederò di nuovo di ratificare la missione che ci è stata affidata di raccogliere il pensiero di Padre de Foucauld e di realizzarlo in tutta la sua integrità.

Vi domando, Beatissimo Padre, di benedire tutte le Piccole Sorelle… e di benedire me, che dal primo giorno mi sono presentata a voi come «una Piccola Sorella da nulla» alla quale il Signore ha affidato un’opera troppo grande per lei.

Piccola sorella Magdeleine di Gesù

(Tratto da “Dal Sahara al mondo intero” p.s. Magdeleine di Gesù, 1983 Città Nuova Ed., Roma)