Accoglienza

«Con quale amore, quale rispetto, quale gioia, quale desiderio di fare a colui che si presenta adono dell'acqua noi il più gran bene possibile […], on quale tenera premura dobbiamo accogliere chiunque si presenti a noi, ogni essere umano, chiunque egli sia!…

 

 

Con un'amica rom

 

Il povero che bussa timidamente alla porta, il nostro superiore che viene a farci visita a nome della Chiesa e della Santa Sede, tutti, tutti, tutti, il povero turco e il vescovo, tutti, tutti, accogliendoli come si accoglierebbe Gesù! È su questo che il fedele, il giusto “che vive di fede” regola la sua condotta e i suoi rapporti col prossimo… Non vede in lui altro se non una porzione del corpo di Gesù».

Fratel Carlo, meditazione del 1897 su Mt 10,40

  

Franca e  Horra- Algeria

«Voglio abituare tutti gli abitanti, cristiani, musulmani ed ebrei e pagani, a considerarmi come loro fratello, il fratello universale. Cominciano a chiamare la casa “la Fraternità” e ciò mi è dolce»

 Fratel Carlo, Lettera a Marie de Bondy, 7 gennaio 1902

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Sotto la tenda- Algeria

 

Sopra i vasti orizzonti del Sahara il sole batte verticale. Apparentemente un vuoto immenso, invece all’improvviso lo sguardo riesce a distinguere dal rosa della sabbia quello di una tenda nomade. Esce una donna e ti viene incontro: «Come stai? Stai bene: entra, siedi».
Mette l’acqua sul fuoco. Stava lavando i panni, ma ora ciò che conta sei tu, è il tuo arrivo, è l’accoglierti. Il tè, i datteri, sono solo la cornice di ciò che sta succedendo: l’Incontro.

 

 

 

Sembra una fila infinita di case, massicci blocchi grigi, uno dopo l’altro, un cielo Incontro- Romadi periferia. Qualcuno potrebbe pensare che non c’è nient’altro che grigio, finché all’improvviso suona il campanello, apri la porta, due volti si incontrano: «Come stai? Entra, siediti, prendiamo un caffè?». È solo il preludio di ciò che ora potrebbe succedere. Se, dopo la porta, apro il cuore, gli occhi e le orecchie. Incontro.

 

Bivacco Tuareg

Siamo nate nella casa dell’altro, tra i nomadi del Sahara. Piccola sorella Magdeleine era arrivata con nient’altro che il desiderio di vivere con loro e loro l’hanno accolta, le hanno fatto spazio nelle loro tende e nelle loro vite, le hanno regalato la loro fiducia e la loro amicizia. È questa l’esperienza fondante della Fraternità: l’essere accolte dall’altro; è ciò che ispira il nostro essere una presenza accogliente ovunque ci troviamo a vivere
Touggourt…Sidi Boujnan…la cara piccola fraternità nelle duneSorella Magdeleine a El Abiod […], quella che ne è stata la culla…[…] c’erano 120 tende […] e in ognuna di esse vivevano i miei primi amici nomadi […]. Tra noi c’era un tale amore che mai potrò trovarne uno simile, perché loro sono stati i primi. Ho vissuto un tempo completamente sola con loro, in piena fiducia: […] E durante questi cinque anni di vita insieme, mai una volta sono stata delusa… ».

Piccola sorella Magdeleine, Lettera alle piccole sorelle, 12 dicembre 1951

Charles con i vicini

Le nostre prime fraternità sono iniziate fra i musulmani, tra i quali piccola sorella Magdeleine andò per vivere sulle orme di fratel Carlo, che era stato quindici anni in Algeria fino alla  morte, avvenuta nel 1916.

Charles- Visitazione

Sono i nomadi del deserto algerino i primi amici verso cui si dirige piccola sorella Magdeleine e dai quali sarà accolta, circondata da attenzioni, amata in tanti modi perché, a loro volta, da lei amati con rispetto profondo. «Tu ci ami, tu sei come noi», le dirà un amico musulmano e questa frase traduce bene il suo desiderio profondo di farsi prossima, fraterna, per testimoniare loro l’amore di Dio.