Milano

Milano c.tà

Giuliana-Chiara, Sofia-Miriam, Valeria, Rita-Irene, Emily

A Milano viviamo nella periferia sud-est della città. Alloggiamo, in affitto, in uno degli appartamenti che formano il complesso di case popolari detto delle “Case Bianche”.

Chi siete? Siamo cinque piccole sorelle tra i 30 e i 52 anni. Quattro italiane e una statunitense.

Lavorate? Si, lavoriamo per vivere e, per condividere la vita reale dei nostri vicini e vicine, scegliamo lavori manuali semplici: una di noi lavora in un’impresa di pulizie dell’ospedale, una come colf nelle famiglie, una nelle mense scolastiche come scodellatrice, una lavora in una casa per malati e familiari, provenienti da altre regioni, che vengono a curarsi a Milano, dove si occupa della prima accoglienza e del riordino della casa. Emily cercherà lavoro appena otterrà il permesso di soggiorno.

E la preghiera? Un tempo all’inizio della giornata e un tempo alla sera sono dedicati alla preghiera comunitaria nella cappella della nostra  casa. Poi c’è la preghiera personale quotidiana e la condivisione sul testo del Vangelo della domenica, che facciamo insieme settimanalmente. Cerchiamo così di coltivare uno sguardo contemplativo che sappia guardare le persone e le realtà che incontriamo come le guarda Dio.

La porta della nostra casa rimane aperta a chi bussa; alcuni vicini vengono semplicemente per fare due chiacchiere, per bere un the o un caffè, altri per sfogarsi un po’. C’è chi arriva portando piatti cucinati in casa, chi passa per chiedere un parere o per stare semplicemente in compagnia. Così  alcune giornate si riempiono di un susseguirsi di gente e ci rendiamo conto come, a volte, la nostra casa può favorire l’incontro e la conoscenza reciproca tra persone molto diverse per temperamento, idee, cultura, religione. E scopriamo come la fiducia può crescere e possano nascere delle belle amicizie proprio a partire da questi incontri occasionali in fraternità.

 Amicizie ne abbiamo molte in quartiere. Alcune risalgono agli anni in cui siamo arrivate qui, cioè gli anni 50, dove le sorelle alloggiavano nelle cosiddette “Case Minime”, in una via vicina a quella dove ci troviamo attualmente. Dal 1977, con l’abbattimento delle prime case, ci siamo trasferite con la gente nei nuovi palazzi di 9 piani.

Gli anni ’80 sono stati particolarmente difficili a causa del dilagare della droga in quartiere che ha procurato la morte di molti giovani della zona!

Dagli anni ’90 sono cominciate ad arrivare famiglie provenienti da altri Paesi, di cultura, lingua, fedi diverse e, come fraternità, abbiamo cercato di aprirci all’incontro e all’accoglienza dei nuovi arrivati, in modo particolare ai musulmani.

Da 7 anni collaboriamo a varie iniziative che favoriscono il dialogo interreligioso in quartiere e nella zona pastorale a cui apparteniamo: incontri, serate, feste. E’ sorta anche una scuola di arabo iniziata da una coppia musulmana diventata amica. E così le paure diminuiscono grazie alla conoscenza reciproca che si approfondisce.

Qui la vita ci invita a rimanere fedeli al mondo del lavoro dove ciascuna è inserita, per esservi anche una presenza di Chiesa e condividere con i nostri colleghi/e la precarietà, la dipendenza e la durezza.

Ci invita anche a crescere nella comunione tra noi sorelle, cercando la convivialità e l’unità nelle nostre differenze, così da poterci aprire con umiltà e fiducia all’altro/a che incontriamo in quartiere o per le strade di questa grande, multiculturale e complessa città, dove povertà-miseria e ricchezza esagerata possono convivere in modo stridente, e dove l’individualismo e la paura dell’incontro sembrano avere talvolta l’ultima parola.

Ci invita a essere chiesa e a fare chiesa in questa grande Diocesi che da poco ha accolto il suo nuovo Arcivescovo, Mario Delpini, di cui abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare la grande semplicità e umiltà.

Certamente ci sentiamo privilegiate di poter vivere qui, dove, insieme ai nostri vicini possiamo dire con Gesù: “Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra perché queste cose le hai rivelate ai piccoli.” (Mt 11,25)

 

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