Testimonianze

 Le piccole sorelle … raccontano

 
 Manila 1 Da Manila a Tre Fontane- Di Piccola sorella Anna Rita
Niger- Maria Giancarla
Ritorno in Italia – Da piccola sorella Maria Giancarla
studenti 8
 Angers – Piccole sorelle agli studi di teologia
Termoli- alla Messa
Termoli-50 anni di voti per piccola sorella Jeanne Yvonne
Cuba- guardando il mare
Cuba-Da piccola sorella Costanza
Genevieve
Pellegrinaggio in Argentina
Fratel Charles
Roma- Lettera a fratel Charles
Burkina Faso- sorelle
Burkina Faso-Da piccola sorella Giuliana Chiara
Tre Fontane- Antonia e Giulia
Tre Fontane- Percorsi di vita
Peru- Cusco
Perù-Da piccola sorella Chiara Maria Lucia nel cortile  In Albania- Da piccola sorella Maria Lucia

Da Manila a Tre Fontane

Di Piccola sorella Anna Rita

77 a san Pietro

 

Nata e cresciuta nei dintorni di Trento, in una famiglia di origine contadina, sono partita da casa abbastanza giovane, a 21 anni, dopo qualche anno di ricerca. Sono stata in qualche modo “plasmata”, oltre che dalla fede semplice e concreta dei miei, dalla vita in parrocchia durante gli anni delle elementari e medie, da gruppi giovanili degli anni 70, dove ho “scoperto” il mondo con le sue contraddizioni/ingiustizie/ violenze, e abbiamo sognato insieme di farlo diverso.

 

 

Ho lavorato qualche anno al Centro Missionario Diocesano di Trento, e lì ho continuato la ricerca, scoprendo tante realtà ecclesiali vivaci che mi hanno stimolato ed aiutato (Taizé, Spello, Bose ed altre meno note, dove facevamo delle settimane insieme in estate), come pure l’incontro con missionari che venivano da realtà diverse del mondo, e comunità in cerca di rinnovamento, nel dopo-Concilio.

A Sant'Onofrio- 78

A Sant’Onofrio- 78

 

Ho avuto cosi occasione di conoscere anche le Piccole Sorelle di Gesù, ma ho avuto bisogno di qualcuno che mi accompagnasse da loro, perché nel libro dove avevo letto di loro non c’era nessuna indirizzo.
Così ho cominciato a fare i primi passi in Fraternità alla fine del 77, scoprendo la vita in una grande città, a Roma, prima nel centro, non lontano da s. Pietro, dove era in quegli anni la Fraternità “di famiglia”, che accoglie chi comincia, e poi nella Borgata di via Anzio (Arco di Travertino).

 

 

a via AnzioBorgata di via Anzio

a via AnzioBorgata di via Anzio

 

Ho lavorato qualche mese in albergo, e poi negli orti verso il Divino Amore, dove raccoglievo verdura per i Mercati Generali insieme a squadre di donne che venivano assunte a giornata, portate da pullman che le raccoglievano nelle campagne dei dintorni. Ho cominciato così ad accorgermi delle grandi diversità di condizioni di lavoro in Italia!

 

 

 

 

a Lioni

A Lioni dopo il terremoto

 

 

Questa scoperta si è intensificata quando, dopo qualche anno, sono andata nell’Irpinia del dopo-terremoto, a Lioni (dove ho un po’ lasciato il cuore!). Ho potuto scoprire contemporaneamente il mio paese, l’Italia, con tutte le sue contraddizioni e la sua ricchezza di umanità, e la vita di Nazareth, come presenza di Dio nel cuore della vita quotidiana, che diventa contemplativa nella misura in cui il cuore Lo cerca, ed impara a scorgerlo anche nei volti dei compagni e compagne di lavoro, delle vicine di casa.

 

Assisi

Assisi- voti perpetui

 

Questi primi anni sono stati molto preziosi per farmi sentire quanto la vita di preghiera si nutre di ciò che è profondamente umano.

Durante il periodo di preparazione all’impegno definitivo (che noi chiamiamo “anno comune”= 9 mesi in un gruppo internazionale, una specie di secondo noviziato) , è riemerso con forza il desiderio iniziale di partire in un paese più povero, dove ci fosse più bisogno che in Italia, ed ero molto attratta dall’Asia.

Mi sono state proposte le Filippine, e fu così che nell’ottobre del 91 sono arrivata a Manila, dove ho capito che il Signore mi aveva preparato un posto. Ci sono rimasta per 21 anni.
in fraternità 4

In fraternità 

 

Dopo qualche mese di studio intensivo dell’inglese, sono arrivata a Manila che cominciavo a balbettarlo appena. Mi sonofermata così un po’ nella fraternità di accoglienza, più spaziosa, nel quartiere di Mandaluyong, e dopo Natale sono partita con una sorella filippina alla ricerca di dove avremmo potuto riaprire una presenza tra i tanti quartieri abusivi, dove vive più della metà della popolazione della metropoli.

 

Manila

A Manila

 

Una fraternità presente per 10 anni nella zona sud (Bikutan), era stata chiusa poco prima del mio arrivo per mancanza di sorelle. Si voleva riaprire in una zona nuova, di espansione della città, dove non c’erano ancora presenze religiose. Fu cosi che abbiamo trovato a Quezon city, nel quartiere di Diliman (=area buia), località Liwanag (luce!): un quartiere di baracche che contava circa 2.000 famiglie. Ci aveva invitate il parroco, appena insediato in una nuova parrocchia di 80.000 abitanti. Ho cominciato con due giovani sorelle: Gina – filippina- che aveva trovato lavoro in quella zona, in un’impresa di pulizie, e Angela Chika – giapponese- che stava imparando l’inglese.

 

 

Manila 1

Ogni giorno si facevano ore di fila per attingere l’acqua, pagandola un tanto a secchio. Il problema dell’acqua è uno dei più grossi nei quartieri abusivi, perché arriva solo poche ore al giorno al posto “pubblico”per tante famiglie, e purtroppo viene venduta … (mentre poco lontano si innaffiano i campi di golf, che affiancano quartieri residenziali, le cosiddette “subdivision”.

fraternità(6)Nei primi anni era lo stesso problema per la corrente, che poi per fortuna è stato risolto perché abbiamo ottenuto i contatori (pagandola molto meno, in proporzione al consumo). Io stavo per lo più in casa, imparando così la vita “stile filippino” e la cultura del paese alla scuola dei vicini, nella maggioranza gente povera e dignitosa, che fa del suo meglio per preparare un futuro migliore ai figli … con tante difficoltà perché le condizioni di lavoro sono dure e malpagate, le scuole sovraffollate ( alle elementari nelle scuole pubbliche si fanno anche 3 turni, con classi molto numerose) e l’assistenza sanitaria pubblica quasi inesistente (ci sono invece ospedali ben attrezzati ed efficienti per chi può pagare).

fraternità 2

Ho fatto dei lavori a giornata, soprattutto bucato e stiratura, come le nostre vicine, che erano orgogliose di averci come colleghe, e talvolta ci aiutavano a trovar lavoro, favore poi ricambiato quando dovevo partire o ne avevo troppo! Questo permetteva di arrotondare le entrate scarse delle sorelle più giovani che lavoravano a tempo pieno in fabbrichette, o nei giardini, lavori spesso malpagati .
Dopo qualche anno sono tornata a Mandaluyong, la fraternità che mi aveva accolta al mio arrivo, a servizio delle sorelle più giovani, per accoglierle ed accompagnarle nei primi passi.

manila (3)

Ora sono rientrata per un po’ in Italia. Ho vissuto un periodo più vicino alla mia famiglia, per accompagnare mamma e papà nella tappa vulnerabile della malattia, riconoscente ai miei fratelli e sorelle che in tutti questi anni se ne sono presi cura. Per alcuni mesi ho alternato tempi a casa con dei periodi ad Assisi, dove ho potuto riposarmi e pregare, prima di cominciare un periodo di servizio a Roma,nella nostra “casa/villaggio di famiglia” alle Tre Fontane, dove mi è stato chiesto di aiutare in cucina per due anni.

 

 

 

Intervista di Maurizio D’Ischino, di TV2000

a piccola sorella  Annarita di Gesù dalle Filippine

 

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Angers

Piccole sorelle agli studi di teologia

studenti-1

 

Si torna sui banchi di scuola…

Dopo parecchi anni in Fraternità in cui abbiamo sperimentato la vita da piccola sorella “sul campo”, eccoci qui riunite da diversi paesi europei per due anni di studi teologici.

La formazione è un progetto per tutta la vita, ma ci sono dei tempi privilegiati.

studenti ad Angers-2

 

 

Ecco perché Chiara, Caterina e Katia, italiane,
Myriam, Ulrike et Marianna, tedesche, e Claire, francese,
hanno ripreso insieme gli studi alla facoltà di teologia di Angers.
Ma allora, perché non studiare nella propria lingua, nel proprio paese?
Ci complichiamo la vita? O tentiamo semplicemente di vivere il nostro carisma scegliendo una fraternità veramente internazionale?

 

 

Tempo privilegiato per far crescere la nostra fede
Tempo in cui lasciamo che il Signore sia maestro della vita interiore e ci insegni a dimorare in lui

Angers Studenti 3

 

 

Ogni mese ci prendiamo un “week-end di deserto”:
tempo di silenzio … per percepire la vita dello Spirito in noi
tempo di solitudine e di ascolto profondo … per decifrare la Parola che il Signore mi vuol dire nel mio oggi

 

 

 

Angers studenti 4

 

 

Tempo per imparare a vedere il mondo con gli occhi di Dio

Ci lasciamo coinvolgere dalla realtà attuale delle nostre società, dalle notizie del mondo.

 

 

Angers- università- studenti 5

 

La nostra università cattolica ci offre dibattiti e conferenze che ci aprono orizzonti nuovi.
Ognuna di noi ha il dovere di confrontarsi con le questioni più urgenti del nostro tempo, di informarsi, di entrare in dialogo con tutte le parti coinvolte, di scrutare la Parola, di educare la coscienza, di prendere posizione …
In Francia la situazione di violenza dell’Africa Centrale è molto presente, soprattutto dopo l’intervento dei militari francesi in cui un giovane soldato di Angers ha già perso la vita.

Vorremmo poter accogliere l’invito d’Isaia di non fermarci davanti all’apparenza di conquista e guerra, soprassalti della storia che non impediranno la venuta del Signore.

 

 

in bici- studenti 6

 

Tempo per scoprirci membri del Corpo che è la nostra Chiesa.

Dagli inizi abbiamo cercato di tessere dei legami con la Chiesa locale.La nostra prima spedizione in bici ci ha portate al santuario di ‘Notre Dame de Béhuard’, santuario situato su un’isola della Loira.Da allora sono nati diversi impegni: con la comunità del Chemin Neuf, la cappellaneria degli studenti, il gruppo recente di Coexister (dove si incontrano giovani musulmani, ebrei e cristiani), l’ACAT (l’azione cristiana per l’abolizione della tortura) e la nostra parrocchia.

 

studenti 7

Nell’ anno della Fede ci è stato dato di entrare attraverso la «Porta della Fede » e di camminare accanto a Pauline e Lénaig (due compagne di studi) nel loro cammino verso il Battesimo. Siamo testimoni del loro desiderio profondo di conoscere la Buona Novella di Gesù, testimoni della loro sete di un’amicizia più profonda con Colui che ci dona la Vita in pienezza, e di ciò che il Signore già sta compiendo nella loro vita.
GRAZIE Pauline e Lénaig perché camminare insieme ci impegna a mantenere vivo il desiderio di Dio.

 

 

studenti 8- Angers

Tempo per trovare un tesoro: la Parola

E tutte le parole che sono state dette e pensate a proposito di Dio lungo i secoli

E poi, l’avventura più grande: trovare il legame tra tutto questo e la nostra vita, la nostra missione nella Chiesa e nel mondo.

Spetta a ciascuna di noi scegliere i corsi che possono nutrire il suo cammino di fede e farla crescere.

Spetta anche a ciascuna di limitarsi e di osare degli spazi meno sovraccarichi in cui imparare a gustare interiormente e a curare la vita.

 

Nei corsi scopriamo delle piccole e grandi luci che continueranno ad accompagnarci …

studenti 9- Angers

*Etica della sessualità: „Nel cuore delle nostre interdipendenze abita la capacità della libertà. La mia situazione affettiva non è mai immutabile – la novità è sempre possibile.”

*Salmi: “Gridare, chiamare, supplicare vuol dire vivere la propria libertà già nella sofferenza. Vuol dire rinunciare a dare le dimissioni.”

*Eucarestia: “Secondo un’immagine molto bella di Edith Stein ricevere l’Eucarestia ci impegna personalmente perché vivere in modo eucaristico significa oltrepassare le frontiere della propria vita e trapiantarsi nell’immensità della vita di Cristo.”

*Liturgia: “Ho scoperto che la liturgia è in realtà luogo dove si esprime il carattere dialogale della fede.“
Paolo e la Lettera ai Corinzi: “Accettare l’inversione della logica umana, la follia della croce, follia dell’appello … saggezza di Dio.”

 

Angers- studenti 10

 

Come vivere tutto questo?

Scegliamo di camminare insieme, di raccontarci le nostre sfide, le nostre ricerche, le nostre scoperte

Cerchiamo di vivere insieme, di costruire il nostro quotidiano, di gioire del dono di ciascuna.

 

in cucina- Studenti 11

 

 

La diversità comincia nella lingua francese, parlata come madrelingua … oppure con un po’ di creatività, con dei tocchi di tedesco e d’italiano …

E il tutto continua in cucina!

 

Angers studenti 12

 

 

 Scegliamo di essere vere, di accettare la sfida delle nostre differenze, di non aver paura delle nostre fragilità, di far fiducia,  di credere nella forza della fraternità osata

Cammino esigente – eppure sentiamo la bellezza di quei momenti in cui diventiamo “più sorelle” perché più autentiche
e più vicine le une delle altre
Momenti in cui assaporiamo “la gioia del Vangelo”

 

 

Siamo partite in sette: sette caratteri diversi, sette storie di vita… sette, il numero della perfezione.

Cammin facendo, in un certo modo abbiamo abbandonato la “perfezione”, o il desiderio di essa.

In compenso ci è stato dato di conoscerci meglio, più profondamente.
La fiducia è cresciuta, anche se non mancano le occasioni in cui è messa alla prova.

Conoscersi meglio non significa sapere tutto dell’altra o corrispondere a tutte le sue attese. Ma riusciamo a parlarci sempre più apertamente e a vivere insieme con più grande franchezza – e questo è prezioso.

Una sorella ci disse a proposito della vita comunitaria:
“Vedi tua sorella fare qualcosa in un modo che non è il tuo? Non reagire con rabbia, ma stupisciti: ‘Ooh, sorprendente come sta facendo!’ E prendi coscienza che il tuo modo di fare risveglia nell’altra lo stesso stupore…” Insomma, non raramente ci meravigliamo!

Sì, vale la pena tornare sui banchi di scuola per ascoltare il Maestro che ci parla della Vita che cerchiamo e desideriamo, per noi e per tutti!

 

Come dire “Betlemme” per il mondo di oggi?
Riscoprire il messaggio di Natale

studenti 14Dorothea racconta: “Delle volte da una povertà può nascere qualcosa. In questo caso è nato il desiderio di un messaggio di Natale, aspetto così fondamentale del nostro carisma che teneva tanto a cuore a p.s. Magdeleine. La mia “miseria” è e rimane la lingua francese: dopo quattro ore di lezione generalmente la mia testa ha raggiunto il suo limite – e ciò nonostante sarebbe bene rivedere il corso … in un modo o in un altro. E così ho cominciato un piccolo atelier di terra cotta che man mano si è ingrandito. Lavorare la terra con le mani, a volte in silenzio, altre volte nel riascoltare un corso, fa sì che la teologia, la Parola diventi “carne”. Questo è il luogo in cui mi è dato di comprendere profondamente ciò che nel semplice ascolto sovente rimane frammentario …

artigianato- studenti 16

 

Abbiamo potuto installare un piccolo stand al mercatino di Natale monastico per vendere i “frutti” di questa “ripetizione teologica” e posso dirvi che il nostro Piccolo ha attirato molta attenzione. Così ciò che a prima vista poteva sembrare semplicemente una vendita è diventato un luogo molto bello di scambio e d’incontro. Abbiamo potuto donare ad ogni bambino presente (ed erano in molti!) un piccolo Gesù sorridente. Che gioia poter donare un sorriso e riceverne un altro molto più bello, dal vivo!
Come mai Dio ha deciso di farsi bambino?
Ecco un ragionamento che avrebbe potuto fare…

 

Gesù Bambino 1

Il segreto dell’amore? Si può sempre osare la fiducia.

Mi sono detto: è l’unica strada per esserti vicino.
Mi sono detto: e se io stesso mi facessi piccolo –
tanto vulnerabile che tutto il mio essere direbbe il mio bisogno di tenerezza.

E se io stesso diventassi bambino, le braccia tese … nudo.                          

Tenterei di sorridere … sapete, il sorriso di un piccolo trova sempre accesso al cuore dei grandi.

presepe con stellina

Un piccolo, per niente straordinario. Semplicemente umano.
Un bambino che piange, disturba, ha bisogno …
Non si sa come, è come se una gioia si svegliasse … una speranza che brilla come una stella.

 

 

 

 

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Ritorno in Italia

 Da piccola sorella Maria Giancarla

Niger3

Quello che mi ha motivato fin dall’inizio è stata la sequela di Gesù di Nazaret!…Vita semplice, povera,umile, con molto spazio per la preghiera contemplativa, all’ascolto della sua Parola, vita di amicizia e condivisione di ciò che è il nostro tesoro “Gesù”, in Fraternità, con i vicini e gli amici.

Credo sia stato proprio questo filo rosso a condurmi e accompagnarmi durante il mio percorso personale: questo Gesù di Nazaret che mi aveva preso il cuore con amore e tenerezza un certo giorno della mia vita.Volto di Charles

La fedeltà di Dio, la fiducia della fraternità mi sono state di grande aiuto.

Vorrei dunque tracciare questo cammino in tre tappe.

Entrando in fraternità avevo chiesto di condividere la mia vita con i nomadi sotto la tenda, così subito dopo la prima professione sono partita a Tamanrasset, gioiosa di poter vivere là dove fratel Carlo ha vissuto ed è morto.

cappella Assekrem

 

Prima tappa– Incontro con l’Islam, primo impatto con i miei fratelli musulmani… conoscenza dunque di un popolo con religione e cultura diversa dalla mia.  Accettarsi con amore così differenti è stata una grande ricchezza, ma non sono mancate le difficoltà…per prima cosa la lingua molto difficile… Ricordo le montagne dell’Hoggar e l’Assekrem, dove c’è ancora l’eremitaggio di pietra costruito da fratel Carlo. E’ sulla cima di una grande montagna di pietra nera con una vista magnifica. Questo cammino nomade con i Tuareg è stato breve per me, perché dopo un anno e mezzo abbiamo dovuto chiudere questa bella fraternità.

Sono stata allora inviata nel Niger per incominciare una nuova fraternità nomade all’Est del paese tra i Tubu. Questi fratelli musulmani ci hanno subito accolte con semplicità nel loro Niger 2accampamento; sono uomini religiosi, ricchi di fede e assidui nella preghiera. Si sono ben occupati di noi, da bravi maestri ci hanno insegnato come entrare nella loro cultura, come imparare la loro lingua, come vivere sotto la tenda, andare al pozzo, occuparsi del gregge. Erano anche un po’ esigenti, volevano che imparassimo tutto, bene e subito…tanto da inserirci nel loro villaggio come fossimo della famiglia. Infatti la prima bambina che è nata dopo il nostro arrivo l’hanno chiamata con il nome di una di noi. Abbiamo camminato insieme nella diversità, ma con rispetto per le due religioni. Le nostre preghiere sono salite insieme verso Dio. Il Dio Unico, che nella sua bontà e misericordia le ha accolte perché Lui ci ama tutti dello stesso Amore. Un giorno una nostra vicina ci disse: ora non siete più come prima e noi pure non siamo più come prima, perché vivendo insieme siamo diventate un altro popolo… un popolo nuovo!!!
Sono rimasta con loro fino ai voti perpetui, poi mi sono sedentarizzata.

Niger1Seconda tappa– l’ho vissuta in un villaggio non lontano dalle tende, di nome Nguigmi. Questa tappa è stata la più bella della mia vita e la più lunga. Sono restata nella stessa fraternità 33 anni… Eravamo solo in due, io e una piccola sorella africana del Camerun. Essendo solo in due ci incontravamo sovente con le sorelle della tenda poco distante da noi per condividere dei bei momenti fraterni e gioiosi, soprattutto nei giorni festivi. Avevamo un piccolo laboratorio di cucito, che ci permetteva di guadagnare il nostro pane (o miglio) quotidiano, e permetteva a delle ragazze o mamme d’imparare a cucire per loro o per i loro figli. Insieme eravamo una grande famiglia, si partecipava a tutti gli avvenimenti sociali del villaggio: nascite, matrimoni, lutti, visite varie. La nostra parrocchia era a 640 km. Là c’era una comunità di Padri Bianchi( Di Nostra Signora d’Africa), che venivano a visitarci più o meno ogni due mesi per sostenerci spiritualmente. Non c’erano cristiani del posto, ma solo qualche funzionario che veniva per qualche anno per impegni di lavoro! Poi un giorno mi è stato proposto di andare ad aiutare per un anno il noviziato in Burkina. Sono andata con gioia pensando che un anno passa in fretta e poi ne sono passati sette… Nel frattempo anche le due fraternità di Nguigmi sono state chiuse.

Terza tappa– Il noviziato è stata una nuova esperienza per me, le novizie erano tutte africane, giovani e piene di vita. Niger 4Venivano da diversi paesi: Congo, Ruanda, Camerun, Burkina Faso. Gli abitanti del Burkina sono molto accoglienti, simpatici, semplici…In maggioranza sono contadini, ma credo che tutti amano la terra e amano coltivarla anche coloro che lavorano in ufficio. Ci sono anche molti artigiani, che lavorano il legno, il ferro o il cuoio. Da loro ho imparato l’artigianato del cuoio per lavorare con le novizie e dopo è rimasto il lavoro che ci permette di vivere. In questo paese ho trovato una Chiesa giovane, dinamica, attiva; la gente prega molto… ci sono tanti preti, suore e comunità di base (CCB). Mi ci è voluto un po’ di tempo per entrare in questa vita religiosa, avendo sempre vissuto in paesi quasi totalmente musulmani. Qui vivono l’ecumenismo in famiglia; infatti si può trovare un membro cattolico, uno protestante, uno musulmano, uno animista, e possono vivere insieme senza problemi rispettando ogni religione.

Non è stato facile partire e tornare in Italia dopo 40 anni di vissuto in Africa. La separazione da tanti amici che ho amato è stata una dura prova… ma li ho assicurati dicendo che “l’amicizia vera non si può dimenticare, quando hai fatto insieme un  pezzo di cammino con amore, questo incontro resterà per sempre nel tuo cuore, non lo dimenticherai mai più”.

 Ciò che mi ha fatto arrivare in Italia

arcobalenoDirei come primo motivo la salute; l’anno scorso ho avuto diversi problemi che mi hanno indebolito fisicamente; sento di non avere più la resistenza al caldo ed è così che ho cominciato a pensare al ritorno.

La lettera del Consiglio Generale  e della Regione mi ha pure interrogato. Poi Fiorella, responsabile per l’Italia, mi ha scritto invitandomi a leggere i segni che Dio mi mandava attraverso la vita quotidiana, dicendomi che la Regione d’Italia era pronta ad accogliermi. Hanno collaborato a questo discernimento anche Speciosa, consigliera continentale dell’Africa, che mi conosce bene e  quando venne da noi a trovarci mi disse:” Questo è il momento favorevole per te” ed anche le due consigliere generali venute per il nostro incontro di Regione Niger-Burkina, mi hanno confermato nella decisione del ritorno.

E’ così cominciata una quarta tappa

Penso sia l’ultima tappa della mia vita, così cerco di viverla in intima relazione di amicizia con Gesù, unificando il mio essere con il mio cuore in Lui!

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Termoli

50 anni di voti per sorella Jeanne Yvonne

Termoli- giubileo

Abbiamo festeggiato a Termoli, nel Molise,i 50 anni di professione religiosa di piccola sorella Jeanne Yvonne. Eravamo varie sorelle delle fraternità d’Italia insieme ai vicini del quartiere ed a tanti amici.

Il momento più intenso di gioia e di comunione è stata la Messa nella parrocchia delle nostre sorelle di Termoli, nella Chiesa di S. Pietro, celebrata dal parroco, Padre Enzo e da don Silvio, un sacerdote amico della fraternità.

fiore

 

 

 

All’offertorio la nostra sorella ha rinnovato il dono della sua vita, la Sua continua presenza.

festa in parrocchia- Termoli

In risposta ad alcune domande Piccola sorella Jeanne Yvonne ripercorre alcune tappe del suo cammino in fraternità.Subito dopo ci siamo ritrovati tutti nel salone parrocchiale per un bel momento di festa. I vicini avevano preparato dolci, rustici, doni e tutto con tanto amore.

taglio della torta

 

A Termoli- festa in parrocchia e torta

* Che cosa ricordi dei primi anni della tua vita nella Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù?

Sono entrata in Francia al Tubet ad Aix En Provence nel 1959 e, dopo un breve tempo in Inghilterra, sono partita per il noviziato a Gerusalemme dove ho fatto i primi voti, precisamente 50 anni fa l’8 settembre 1961.

Il Tubet- Francia

Ricordo questo periodo come un tempo di gioia profonda in un contesto di grande povertà materiale. Eravamo una decina di giovani sorelle piene di entusiasmo.

Il Tubet

Gerusalemme

Da Betania a Gerusalemme

* Dove hai vissuto da giovane sorella?

Per molti anni sono rimasta nel Medio Oriente, ad Amman in Giordania ed in seguito in Siria a Damasco ed a Lattakia.
Dal 1966 ho vissuto insieme a questi popoli tante situazioni dolorose di guerre e di rivoluzioni.

Con un prete e la sua famiglia ad Amman

Ho vissuto tutto ciò insieme ai vicini, molto poveri, ma ricchi di accoglienza, ospitalità, capaci di condividere tutto.

Mi sento molto legata a tutti loro ed ancora oggi, che vivo in Italia, continuo a gioire e a soffrire con queste popolazioni.
C’è uno scambio di notizie e di affetto che continua nel tempo. Avevo 24 anni e pian piano sono cresciuta con loro e sono stata plasmata dal loro modo di vivere.

Amman

Amman-Giordania

Sento ancora oggi che tutta una parte di me appartiene al Medio Oriente. E’ come se respirassi con due polmoni, occidente ed oriente.

* Come hai vissuto l’incontro con le Chiese Orientali?

in cammino per pregare insieme

Sia in Giordania che in Siria le fraternità sono inserite nelle Chiese cattoliche di rito bizantino (greco-cattolico di lingua araba, cioè il rito melkita). Ho ricevuto tanto da queste Chiese. Attraverso un rito diverso da quello latino ho capito che possono esserci modi complementari di esprimere la fede cristiana. Per me è stato un arricchimento.

In cammino per pregare insieme

Cappella orientale-Damasco

cappella orientale- Damasco

E’ come un’altra dimensione che ormai appartiene alla mia sensibilità religiosa, al mio modo di rapportarmi con Dio. La liturgia respira in ogni sua parte la Bibbia, con un’attenzione particolare alla presenza dello Spirito Santo. La liturgia bizantina ci introduce in un tempo di Dio, che ha un’altra dimensione, dove la “contemplazione” ha un grande spazio, in un’armonia di colori, canti, preghiere.

deserto di Giuda

In questi paesi, Siria e Giordania, ho conosciuto l’Islam, attraverso tanti vicini e compagni di lavoro. Ho potuto cogliere i valori della fede musulmana, ma anche le difficoltà per le comunità cristiane che sono in questi paesi una piccola realtà, una minoranza.

deserto di Giuda

* Come sei arrivata qui in Italia e in quale fraternità sei stata?

Sono tornata in Europa, in Francia, per stare vicino alla mia famiglia, che aveva bisogno di me. Dopo la morte di mio papà ed il ricovero di mamma in casa di cura, sono venuta in Italia dove ho vissuto in varie fraternità, specialmente a Roma ed ora a Termoli. Anche in Italia ho trovato il calore umano e l’accoglienza da parte di tanti vicini ed amici, come in oriente. E’ quasi la mia seconda patria.

Messa con don Luigi Di Liegro

* In tutti questi anni quale lavoro hai fatto, oltre alla vita di fraternità e di quartiere?

Per poter restare in Medio Oriente e poter lavorare occorreva un tipo di lavoro che fosse accettato e ritenuto utile nel paese, ho quindi lavorato quasi sempre come infermiera in ospedale. Questo mi ha messo in contatto con tante sofferenze e mi ha permesso di conoscere tante famiglie e di poterle raggiungere nelle loro case più sperdute. In Giordania ho potuto lavorare con i palestinesi nella cucina di una maternità, in un contesto più sereno, si accoglieva la vita…

Messa con don Luigi Di Liegro

Roma- davanti alla stazione

A Roma poi per ben 13 anni ho lavorato con la gente della strada, che vive intorno alla stazione Termini. Da tempo ero stata colpita da tutte queste persone che girano intorno alla stazione: immigrati, senza fissa dimora, tossicodipendenti…, emarginati sotto varie forme. Vivono giorno e notte insieme, senza scopo. La sera, gli angoli della stazione Termini e della metropolitana, si trasformano in dormitorio. Desideravo incontrare questo mondo, essere loro sorella.

Alla stazione Termini

Finalmente nel 1987 ho potuto trovare un lavoro in un centro di accoglienza situato nei locali della stazione: “L’Ostello del comune di Roma”, frutto della collaborazione tra il Comune di Roma, la Caritas diocesana, la Società delle Ferrovie dello Stato. Questi anni sono stati per me una scuola di umanità ed ho ricevuto da loro più di quello che ho potuto dare. Ho veramente visto come Dio ci raggiunge nel più profondo della nostra miseria.

* Quale sentimento ti abita ora, dopo 50 anni di cammino con Gesù nella Fraternità?

Tanta gioia e un grande bisogno di ringraziare il Signore per i suoi doni e per tutte le persone che ho incontrato nella mia vita.

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Pellegrinaggio

in Argentina

parco della memoria5-31 marzo 2010: sui passi di Leonie Duquet

Parco della Memoria

Genevieve con una delle madri
Genevieve con una delle m,adri

Piccola sorella Geneviève Joseph scrive.

Nel settembre 2005 ero andata per una settimana in Argentina con mio fratello Michel. Dopo molti anni erano state ritrovate ed identificate attraverso il DNA le ossa di mia zia “Leonie Duquet”, una delle due suore francesi sparite tra l’8 e il 10 dicembre 1977, durante la dittatura.

La ricognizione, i funerali e il rivivere sul posto ciò che era successo mi aveva sconvolto. Ho pensato a mia zia, ma anche a tante altre persone.

le due suore

 

Mentre Alice Domon veniva sequestrata con altre Madri di Plaza de Mayo l’otto dicembre, con il gruppo che chiamiamo di Santa Cruz, mia zia veniva prelevata a casa sua. È arrivato il gruppo armato con le ford falcon, sono entrati e sembra che gli abbiano detto che la sua amica era in ospedale e che erano venuti per portarla lì, ma in realtà non è in ospedale che la portarono ma all’ESMA. Vi rimase poco tempo, prima di essere uccisa insieme alla sua consorella Alice tramite uno dei famigerati voli della morte.

centro di detenzione clandestino

Subito dopo, sempre nel ’77, il mare depositò  lungo la spiaggia i suoi resti, e intorno al ventuno, ventitré dicembre, non si sa esattamente, sono stati messi in una fossa comune insieme ad altre sette, otto persone. Successivamente qualche persona ha avuto dei dubbi e quando è stato possibile, in un clima di maggiore libertà, nel 2005  gli antropologi forensi hanno ripreso i resti per analizzarli e così hanno identificato Azucena Villaflor,  Maria Ponce, Ester Balestrino,  Angela Auad e mia zia. Era stato chiesto a mio fratello Michel, che era il più grande dei nipoti, un campione di DNA, e dalle analisi è risultato il 99.95 % di possibilità che quei resti fossero proprio di mia zia.

celebrazioneQuando nel 2005 sono stata in Argentina per il funerale,  uno degli antropologi  ha detto che quando ha visto i resti di mia zia era quasi sicuro che fossero i suoi perché oltre a fare parte del gruppo della Santa Cruz, mia zia aveva già sessant’un anni ed era più vecchia degli altri, e questo dalle ossa si vedeva. Ci ha anche fatto vedere come le ossa erano tutte fratturate e questo era dovuto proprio all’ impatto con l’acqua. Quando cadi da quelle altezze anche l’acqua diventa come la pietra.

 

 

 

Mia zia si era fatta suora nel ’36  e nel 1949 era partita per l’Argentina quando io avevo appena sei anni.Digital image Era una donna molto solare, voleva vivere con i poveri e questo suo desiderio emergeva da tutte le lettere che lei scriveva…

Era appassionata della Parola di Dio. Nel ’62 è venuta in Francia ed è andata  a Roma dove ha incontrato molti vescovi. Era il tempo del Concilio e ha vissuto questo periodo stupendo in cui la Chiesa si apriva di più a tutti i popoli e soprattutto ai paesi poveri. C’era tanta speranza, e mia zia vissuto molto intensamente questo tempo conciliare. Quando è tornata in Argentina ha trovato ciò che corrispondeva a quello che lei desiderava: una chiesa più povera e con i poveri.

 

scuola della Marina

 

Successivamente si è specializzata in catechesi e questa fu la ragione per cui le chiesero di formare ed aiutare delle catechiste. Lei insegnava in un liceo, e lì era attenta anche a tutti i cambiamenti politici. Comunque continuava a vivere in un quartiere molto povero situato nella periferia di Buenos Aires.
Prima era stata tre anni presso gli indios in Patagonia.

Certo davanti a tutto questo viene naturale chiedersi perché le nazioni che sapevano non sono intervenute, ed anche la parte ufficiale della Chiesa.

 

Centro di detenzione

Quando ho visitato l’ESMA ho detto: “Peccato che la Chiesa non abbia impedito tutto questo”, e la guida che mi faceva visitare il posto ha risposto: “Non tutta la Chiesa”. Ci sono stati infatti dei vescovi che hanno perso la vita per essersi schierati contro la dittatura, come monsignor Angelelli, poi ci sono stati dei preti e catechisti che sono stati uccisi, per esempio cinque Pallottini. Anche un nostro piccolo fratello del Vangelo, che puliva le strade, è stato preso e fino ad oggi risulta desaparecido.

 

croce con foto dei martiri

 

E’ stata una repressione molto forte contro tutti quelli che erano impegnati con i più poveri.

Da allora, dopo ciò che ho visto in Argentina, ho letto molti libri e documenti e, a Roma, ho cominciato a partecipare, secondo le mie possibilità, agli incontri organizzati dalla sezione dei diritti umani dell’ambasciata argentina. Nel mese di novembre ho anche reso la mia testimonianza in tribunale per il  processo di Massera

 

martiri del vangelo

Desideravo tanto tornare nei luoghi in cui mia zia aveva vissuto e sofferto. E ne ho avuta l’occasione.

Mi è stato offerto un viaggio per Buenos-Aires, nella data significativa del 24 marzo, da parte del governo argentino (sezione diritti umani), su proposta dell’ambasciata in Italia. Accolta da Graziela e dalle altre piccole sorelle ho vissuto  giornate indimenticabili con tanti incontri ed emozioni forti.

E ho visitato molti luoghi importanti:

* Il parco della Memoria, con un monumento, un lungo muro, dove sono scritti i nomi delle vittime;

* L’ESMA, scuola della marina, luogo di detenzione di circa 5000 persone, tra cui le due suore.  Il mio cuore si stringe mentre percorro il sotterraneo in cui sono state torturate.

parenti dei desaparicidos

Alla Capuchita, dove mia zia è stata detenuta un periodo, sono incise sul muro una piccola croce, la parola Fe e il suo numero di telefono…Questo luogo di morte è ora trasformato in luogo di memoria e di vita, con un centro culturale, una biblioteca e una rappresentanza di persone che si dedicano alla difesa dei diritti umani.

* La Chiesa di santa Cruz, tenuta dai Passionisti è il luogo da cui furono prese e imprigionate un gruppo di Madri e Alice l’8 dicembre 1977. E’ là che è sepolta Leonie con tre madri ritrovate e identificate nel 2005.

* Plaza de Mayo, davanti al palazzo del governo (Casa Rosada). Partecipo alla ronda delle Madri. Sono sempre emozionata quando le incontro. Ammiro il loro coraggio, la loro speranza.

* La Chiesa di San Patricio dove cinque religiosi Pallottini sono stati uccisi il 4 giugno 1976.

baldosa

* Davanti alla sede della Confar (conferenza dei religiosi argentini) ci ritroviamo numerosi per mettere una “baldosa” (mattonella in memoria delle due suore). Viene letta una lettera del 1972 di zia Leonie a mio fratello sacerdote in cui spiega con chiarez

za la drammatica situazione del paese.

Ci sono state molte testimonianze: Vera e Lita delle madri, Liliana della Confar, Maria Adela, compagna di Leonie, il vescovo metodista mons. Etchegoyen, presidente della sezione per i diritti umani, un uomo molto impegnato e sensibile.

Dal 20 al 27 si celebra la settimana della Memoria. In tutto il paese sono organizzate delle manifestazioni. I partecipanti al gruppo dei diritti umani di Moron, che hanno tanto ricevuto da  Leonie, sono felici di accogliermi e di condividere con me e con le piccole sorelle quello che vivono e per cui si impegnano.

piccolo fratello desaparicido

Il 24 marzo è l’anniversario del colpo di stato dei militari. Al mattino siamo invitate all’ESMA dove la presidente dell’Argentina, Cristina Kirchner inaugura un nuovo spazio per la memoria e nel suo discorso esprime la sua ammirazione per il coraggio delle madri, e insiste molto sull’importanza dei processi per un cammino di verità e di giustizia.

santa Cruz

Ci uniamo alla marcia. C’è una folla immensa con molti stendardi e striscioni. Noi seguiamo quello dei diritti umani e, dopo, quello dei “desaparecidos” a causa del Vangelo. Un lungo striscione blu con tutte le foto delle persone “scomparse” è portato in processione da moltissime persone ed anch’io lo sorreggo un momento.

 

Le madri parlano una dopo l’altra dal palco. Dopo di loro intervengono i cantanti impegnati e l’orchestra. Una giornata che poteva essere piena di tristezza si trasforma in qualcosa di bello in cui le famiglie e i giovani manifestano la gioia della libertà ritrovata.

 E’ emozionante vedere questo popolo giovane, in piedi, molto impegnato nei diritti umani, che vuole costruire la sua storia.
Montecingolo- sorelle

Le piccole sorelle, i piccoli fratelli e la fraternità secolare Charles De Foucauld hanno partecipato in pieno a tutte queste iniziative e incontri. Patricio e sua moglie Fatima hanno anche organizzato una preghiera ecumenica a Santa Cruz.

 Montecingolo – Piccole sorelle

 

Le emozioni vissute, la scoperta di tante sofferenze e di tanto male, ma anche di tanto coraggio, mi spingono a condividere anche in Italia ciò che mia zia e tanti argentini hanno vissuto.

tribunale

Partecipo come posso con tante madri e altre persone alla loro ricerca della verità nella convinzione che la libertà è frutto del coraggio di chi ha dato la vita, ma anche di chi…non vuole dimenticare. La memoria è alla radice della storia di un popolo. In Argentina sono le Madri che insistono molto sulla memoria, e penso che la memoria debba aprirci gli occhi e la mente tanto da renderci più vigili e fare in modo che cose simili non si ripetano.

A volte si dice che tante persone, tante madri e anche tanti giovani, figli dei desaparicidos, non perdonano; ma non è così, vorrebbero solo che le cose cambiassero e che ci fosse un minimo di pentimento.

 

folla di sofferenti

 Tribunale

Io ho un po’ provato questo durante il processo agli ex militari; ho visto questi militari dell’ESMA davanti a me, fra di noi c’era solo un vetro che ci separava. C’era anche Astiz ed io ho pregato tanto, e mi dicevo che avrei voluto incontrare il suo sguardo.

grido dei poveri

 

 

 

Speravo in un pentimento. Per quattro volte Astiz mi ha guardato, e avrei voluto dirgli: “Ma Astiz, riconosci che hai fatto del male, non ti chiedo nient’altro”.  Spero ancora che questo pentimento possa arrivare.

Molti errori sono stati fatti, errori grandi, ma io conto sulla misericordia e spero che le persone ad un certo punto, almeno dentro il loro cuore, arrivino a chiedere perdono.

Mons. Angelelli e Carlos Mugica

Il 22 marzo di questo 2013  in occasione della preghiera in  ricordo del martirio di  Mons. Romero sarà a  Roma anche il grande pittore Argentino, premio Nobel per la pace, Perez Esquivel, detenuto e torturato anche lui durante la dittatura.Le sue pitture mettono in risalto il dono della vita di tanti martiri del Vangelo e dell’amore ai poveri nell’Argentina degli anni bui della dittatura e la sofferenza dei poveri, dei contadini, delle madri….

L’avvento di papa Francesco, argentino, ha dato tanta speranza a chi desidera la verità sui tempi bui della dittatura. Già molti lo hanno incontrato, tra cui Perez Esquivel.

 Il 24 aprile 2013 durante l’udienza generale il papa si è soffermato a lungo per salutare ed ascoltare Estela Carlotto, presidente delle nonne di Piazza De Mayo,

Il papa con Estela Carlotto

Papa Francesca incontra Estela Carlotto, presidente delle nonne di Piazza De Mayo

 

 

papa con famiglie dei desaparisidos

 Buscarita, un’altra delle nonne, e uno dei nipoti ritrovati, Juan Cabandie. Con loro era anche piccola sorella Geneviève  Joseph di Gesù, nipote di Leonie, desaparicida, uccisa durante la dittatura.

Con tanto affetto ha promesso di aiutarle a ritrovare i loro nipoti e a far luce su ciò che che era successo.

 

Per saperne di più: www.24marzo.it

***

Piccola sorella Genevieve intervistata da TV2000

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Africa

Burkina Faso

AfricaTornando dal Burkina Faso, ho cercato di sostare e di rileggere davanti al Signore il tempo che ho passato in questo paese africano. Mi sono imbattuta nella nostra regola di vita e sono rimasta ancora impressionata dalla forza dello Spirito che aveva spinto ps. Magdeleine (la nostra fondatrice) a osare proporci queste intuizioni:
“Gesù, vostro Unico Modello, diventi sempre più il centro della vostra vita e la passione del vostro cuore…. Amatelo di un amore immenso, un amore folle……Diventate sempre più accoglienti verso chiunque venga a bussare alla vostra
porta e non lasciate nessuno soffrire nel vicinato senza andare in suo aiuto! Siate un vero lievito nella pasta in mezzo a quelli che vi circondano, lavorate con loro per un’evoluzione sociale e spirituale, restando umilmente all’ascolto dei valori evangelici che portano in sé.
Il motto tanto caro a fratel Charles, riassume tutto: JESUS CARITAS – GESÙ AMORE renda chiara e semplice la vostra vita!
Gesù Bambino segni le Fraternità della sua impronta perché siano veramente in tutto il mondo come la gesu bambinogrotta di Betlemme, un segno della tenerezza di Dio, un raggio di luce e di speranza in mezzo a un mondo d’ingiustizia e di violenza. Le Fraternità siano oasi di mitezza e di pace, d’amore e di gioia. Quando sarò vicina al Signore vi aiuterò, se Lui lo permette, a far crescere in voi l’amore fraterno di cui vi parlo senza stancarmi fin dal primo giorno, supplicandovi di amarvi le une le altre <come Gesù vi ama>, cioè senza misura.”
È alla luce di questi pensieri della “Regola di vita”, che vi condivido uno squarcio della nostra vita nel “quotidiano straordinariamente semplice”.

Il Burkina Faso è un paese povero materialmente, per la più parte è steppa e savana; la terra è arida, piove solo 3 mesi all’anno e in questi mesi si spera in una buona stagione per poter coltivare e così avere provviste per i mesi che restano. Anche noi piccole sorelle coltiviamo un pezzo di terra, come tutte le famiglie: mais, miglio, arachidi e fagioli.

Burkina Faso- savana

 

 

La vita è una lotta quotidiana per i bisogni primari: cibo, acqua potabile, cure sanitarie e istruzione. C’è nella gente una fiducia al presente, all’oggi, si vive e condivide con grande larghezza e abbandono alla provvidenza di Dio. La persona e l’ospite sono la Presenza di Dio dunque Sacri e l’accoglienza è una delle qualità che più mi colpiscono.

Burkina Faso-savana

La giornata inizia alle 4,30 di mattino con l’appello alla preghiera del “muezzin” della moschea del nostro quartiere; nelle ultime ombre della notte uomini e donne si dirigono alla moschea. Alle 5,30 invece sono le campane della chiesa cristianaBurkina Faso- sorelle cattolica che suonano e a seconda del vento i rintocchi giungono fino a noi.

Il giorno si leva e con la Luce anche la Speranza di un giorno migliore, di un altro giorno come Dono di Dio. Nei cortili i focherelli si accendono per un caffè arabo, un the e la bouillie (polenta diluita nell’acqua) con un po’ di zucchero. Verso le 7,30 le strade di terra rossa si popolano di gente, chi a piedi, chi in bicicletta o moto, chi con asino e carretto e qualche sporadica macchina, e ognuno si dà da fare per poter lavorare.

Burkina- lavoro su cuoio

Il mercato è il centro del paese, centro delle relazioni e informazioni. Donne e bambini vanno a vendere foglie per le salse o frutti per poter a loro volta comprare dei dadi, sale o altri alimenti. Gli uomini si dedicano al cucito e fanno i sarti all’ombra di una tettoia di paglia o lamiera; altri si dedicano all’acquisto o vendita di bestiame minuto o pellame. Questo paese è conosciuto per la lavorazione di pelli.Anche una piccola sorella in fraternità lavora le pelli con altri tre giovani del quartiere tra cui un musulmano e un protestante. Fanno vari lavori (porta-bibbia, astucci, portachiavi,portamonete, ecc.) che poi vendiamo ad un negozio della capitale Ouagadougou.

Burkina Faso- medicinali Il clima è stato particolarmente caldo quest’anno e la temperatura, che oscillava tra i 40 e i 50 gradi, è durato più a lungo del solito. Nei cortili o sotto un bel albero ombroso, durante la giornata si sentono i mortai che le donne e ragazze fanno suonare come un ritmo di danza…. e lì tra il riso e il pianto dei bimbi pestano i vari cereali e legumi secchi. C’è anche chi spacca legna e la presenza delle donne anziane che sulle stuoie filano cotone badando ai più piccolini.

Niger-gioia di stare insieme

 

Verso il Niger

Io lavoro in un deposito di farmaci della parrocchia sorto per far fronte alla necessità di coloro che non possono curarsi
perché le medicine sono troppo care (non esiste un sistema sanitario pubblico e tutto è a pagamento). Questo deposito è alimentato da vari gruppi parrocchiali o associazioni umanitarie europee che ogni due mesi circa inviano medicine.

Adesso con le nuove leggi le spedizioni sono più difficili e si sta riflettendo come fare per far fronte a questa necessità…..

Andando e tornando dal lavoro con il motorino vedo spesso lunghe code di persone con bidoni, secchi e taniche vicino alle pompe dell’acqua; è lunga l’attesa per una mamma che porta pure sul dorso il suo piccolo; invece per i più giovani è piacevole andare al pozzo perché è sempre occasione di incontri.

Burkina- cappella

 

 

La sera al calar del sole sono ancora i richiami dell’ultima preghiera che ci raccolgono per rendere grazie a Dio della giornata, non importa che sia stata trascorsa nella gioia o nella sofferenza, perché tutto è dono, ci dicono i nostri amici. E’ bello vivere a fianco di questo popolo che ha un animo così religioso, dove ogni azione e ogni cosa è vissuta sotto lo sguardo di Dio.

Anche i saluti sono sempre occasione di benedizioni e per dire buona notte ci si saluta cosi: Che Dio ti faccia dormire in pace, che Dio ti doni di rialzarti da te stesso, che Dio ci doni di vederci domani, Wenna n ko d beoogo!

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Perù

Da piccola sorella Chiara

Perù- Le Ande

Sono in Perù da vari anni e amo questo paese. Viviamo in un paese  sulle Ande a circa 3400 m. di altezza.

Perù- lavoro nei campi

 

La nostra fraternità si trova a S. Juan de Iscos, un villaggio contadino sulle Ande centrali del Perù. Vivo qui con altre due sorelle, una francese e una argentina.

 

 

Siamo qui da quasi tre anni e ormai cominciamo a “far parte del paesaggio”:la gente ci conosce, tutti sanno che siamo “sorelle”, anche se non sanno quasi niente della vita religiosa…

Perù- Chiara al lavoro

In questa zona ci sono diverse Comunità Contadine, gruppi di contadini organizzati, che allevano mucche e coltivano dei terreni in comune; anche noi partecipiamo alle riunioni e ai lavori di due di queste comunità, che ci hanno aperto le porte accogliendoci così come siamo.

 

 

lavoratore dei campi

Sono contenti di vederci lavorare con loro, anche se non riusciamo ad andare allo stesso ritmo… e quando viene la raccolta delle patate, del granturco, ecc., anche noi riceviamo la nostra parte!

 

 

Perù- popcorn

 

 

Per guadagnarci qualcosa, prepariamo anche dei pacchettini di pop-corn, noccioline caramellate, ecc. da vendere nelle feste popolari (numerose in questa zona), negli eventi sportivi e dovunque si riunisce un po’di gente.

 

Qui molte donne fanno altrettanto, ognuna si ingegna come può per vendere qualcosa e guadagnare qualche soldo.

vedi video: intervista a piccola sorella Chiara

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Cuba

Da piccola sorella Costanza

Cuba- guardando il mare
17 anni fa arrivavo a Cuba. Con un certo timore della nuova avventura che si presentava davanti a me che non ero mai uscita dall’Europa . Andavo rispondendo a una richiesta di appoggio per 2 anni delle sorelle di Cuba . Potrò con i miei quasi 50 anni essere di aiuto?
L’accoglienza delle sorelle mi ha fatto subito mettere da parte i miei timori e interrogativi.
C’era bisogno di mettersi dentro subito e ho cercato di fare quello che potevo rispondendo alla fiducia che sentivo da parte delle sorelle e all’affetto così accogliente della gente.
Ora se guardo questi anni mi nasce dentro un GRAZIE molto grande al Signore che ha condotto i miei passi , alle sorelle, e alla gente….
Ricordo il mio primo arrivo nel paese di campagna che sarebbe diventato poi come il mio paese .Costanza al lavoro
Due altre sorelle avevano passato 4 mesi lì lavorando con la gente. Mi sono sentita come conosciuta da sempre e aspettata con desiderio e gioia.
Eravamo in 2 e presto abbiamo cominciato a cercare lavoro e poi una casa che ci permettesse di stare più vicine alla gente (eravamo ospitate nella casa annessa alla chiesa) e con l’aiuto di una compagna di lavoro abbiamo potuto trovare una casetta in mezzo a altre 3 case, in un cortile comune.
Abbiamo dovuto imparare la vita comunitaria aperta ai vicini che ci hanno accolto e insegnato a vivere lì .
Era un momento molto difficile per il paese in profonda crisi dopo la caduta dell’Unione Sovietica che prima forniva petrolio e ogni bene di consumo.
Piccoli amiciMancava tutto ed é grazie all’aiuto dei vicini e compagne di lavoro che abbiamo potuto continuare, inserirci .
Mi hanno insegnato la condivisione e la solidarietà che permette di vivere nei momenti  difficili.
Si sono create relazioni profonde di amicizia con tanta gente che sono entrati nella mia vita e presto sono sorte delle domande:« Perché voi che avreste potuto stare bene nel vostro paese venite a vivere tante difficoltà con noi? »
Prima possibilità di parlare del perchè della nostra vita, di quest’Amore che ci é dato e che ci fa vivere e riempe la nostra esistenza.
In questo contesto dove per tanti anni si era cercato di far dimenticare Dio, ho sentito nella gente una sete così grande e una profonda religiosità : un desiderio di entrare in contatto con Dio . In un certo modo per i nostri vicini noi eravamo questo cammino.
Alcuni incominciarono a partecipare alla nostra preghiera tutte le sere e con loro abbiamo cominciato a leggere il cuba- fraternitàvangelo . Poco a poco un piccolo gruppo si é consolidato ed é sorta una piccola comunità e poi da questo altri gruppetti si sono formati nel paese che negli anni continuano a leggere e approfondire la parola di Dio .
Tanti sono i ricordi di vita quotidiana e di momenti forti, come l’emozione del viaggio  all’ Havana di notte con un gruppetto di vicini per andare a vedere il papa .
O in altri momenti quando si annunciava un ciclone e insieme incominciavamo ad rinforzare porte e finestre, poi la paura nell’attesa passata insieme….
O i viaggi che sono sempre una piccola avventura, l’attesa nell’autostrada, una mano che mi aiutava a salire sul camion…e a scendere. O una mano tesa in tutti i momenti difficili

cuba- il mare

 

 

Tanti anni, tanti legami , tanta vita per cui rendere grazie al Signore….Mi dimenticavo di dire che in cammino non ho più calcolato che venivo per 2 anni….

 

 

Intervista a Cuba a piccola sorella Costanza e a piccola sorella Rosetta.

Attualmente, Giugno 2014, Piccola sorella Costanza è in Italia.

 

 

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Roma

Lettera a Fratel Charles

Fratel Charles

Carissimo fr. Charles,
a te le lettere piacciono, ne sono sicura! Ne hai scritte e ricevute in quantità e questa è una di quelle che hai sempre sognato di poter leggere: pensa, una lettera da una piccola sorella di Gesù!
Probabilmente ti starai chiedendo come e quando ci siamo conosciuti ed ora ti racconto.
Quando avevo dodici anni, i miei genitori, per la Befana, mi regalarono due libri. Un prete della mia parrocchia glieli aveva consigliati, aggiungendo che erano troppo difficili per la mia età, ma in seguito avrebbero potuto essere preziosi. Di uno non so più neppure il titolo; l’altro era Lettere dal deserto di Carlo Carretto.
Per anni è rimasto chiuso sullo scaffale di una libreria e avevo ventisette anni quando l’ho preso in mano: era il momento in cui mi chiedevo seriamente cosa fare della mia vita. Sentivo di essere chiamata a donarla completamente al Signore e non mi interessava più cosa avrei potuto “fare” nel futuro; il mio desiderio più grande era quello di una relazione profonda con Gesù…
Così cominciai a leggere e devo dire che mi interessava abbastanza. Ad un certo punto, non so più a quale pagina, si parlava di te, monaco nella Trappa di Akbès, in Siria. Si raccontava che eri stato mandato a vegliare un povero che stava morendo nei dintorni del monastero e ti interrogavi: “Che differenza tra questa casa e le nostre abitazioni! Io desidero ardentemente Nazaret…”.
E lì che ti ho incontrato, fr. Charles, in quelle poche righe che dicevano perfettamente anche il mio desiderio. La tua scelta di lasciare la Trappa non mi sembrava per nulla un abbandono, ma la possibilità che avevi intravisto di vivere una vita centrata su Gesù di Nazaret e proprio in mezzo alla gente.
L’essenziale non erano più le condizioni di isolamento e silenzio tipiche della clausura, che tu avresti, col tempo, piano piano messo da parte e che per me erano chiaramente impossibili da vivere…Tutto questo era formidabile!!
E’ così che ho chiesto ad un amico se esisteva “versione femminile” dei Piccoli fratelli di cui il libro parlava e, visto che le piccole sorelle erano proprio a Roma, ho cominciato a frequentarle e, negli anni, ci siamo abbastanza conosciute da poter decidere insieme che avrei potuto chiedere di entrare nella Fraternità.
Ti ricordi il Bollettino Verde, quelle pagine che p.s. Magdeleine ha scritto rivolgendosi “a tutte coloro che fr. Charles di Gesù attira al suo seguito nella Fraternità delle piccole sorelle di Gesù”? Anch’io, come tutte, ne ho una copia che ho letto e riletto e sottolineato in tutti i versi, soprattutto là dove dice: “ma per dare a questa vocazione tutto il suo senso e la sua unità, dovrai soprattutto vivere al massimo il motto così caro a fr. Charles di Gesù, quello che tutto riassume ed include: Jesus Caritas – Gesù Amore. Il piccolo fratello Charles di Gesù non ha aperto nessuna via nuova, se non la via unica, la via di Gesù. Ha scelto un modello unico: Gesù, un solo capo, un solo maestro: Gesù. Ti dirà che una cosa sola è necessaria: amare Gesù…” .
Queste parole restano per me, fin dall’inizio del mio cammino di piccola sorella, un tesoro prezioso. E’ qui il cuore della mia vocazione e tutto il resto viene per aggiunta o, come dice un canto che mi piace molto, “non mi importa il come, il dove, il se…”.
E gli anni sono passati e il mio legame con te si è fatto in qualche modo più profondo; i nostri sguardi si sono incrociati spesso e ci siamo raccontati quello che potevamo balbettare del mistero di Nazaret – il mistero di Dio fatto uomo e “nazareno” in tutti i dettagli più piccoli di una condizione umana precisa, strettamente legata ad un luogo ed ad un tempo. Sei tu ad avermi contagiato la passione per la vita della gente qualunque, quella che non passa alla storia e che vive le piccole cose, a volte di pensieri e gesti ripetitivi fino alla noia. Ancora di più: tu mi assicuri che proprio Nazaret è il luogo privilegiato del mio incontro con Dio, che è qui che si realizza il suo venire verso di me e il mio andare verso di lui e non altrove…
Proprio mentre ti scrivo, ripenso alle nostre Costituzioni, lì dove dicono: “Come fr. Charles, sedotto da Gesù nel mistero di Nazaret, le piccole sorelle sono chiamate a vivere una vita contemplativa nel mondo, in particolare nel mondo dei poveri”… e dal cortile della nostra casa salgono mille rumori. Le voci dei bambini, delle donne, un coro di “tanti auguri a te”, i motorini, una radio a tutto volume che ripete: “Voglio lei, voglio lei, solo lei vicino a me…”. Sul balcone di fronte, una vicina sta “spandendo i panni” e davanti alla nostra finestra sta passando “o panaro” che aiuta a fare la spesa senza portarla su per le scale…
Non ti nascondo che a volte mi sembra una follia il voler restare con tutta me stessa in mezzo a tanta confusione e, allo stesso tempo, il voler restare con tutta me stessa davanti al Signore.
Tu, da Beni Abbes, nel 1902, raccontavi a tua cugina: “Da quando la casa per gli ospiti è terminata, abbiamo tutti i giorni delle persone a cena, a dormire, a colazione. Non è mai stata vuota…. Molto spesso, se non sempre, ho dalle 60 alle 100 visite al giorno…”. Forse il segreto delle nostre vite è quello di non separare mai Dio dall’umanità e contemplare quest’ultima fino a che non ci riveli i tratti più nitidi del volto di lui, da cui sorprendentemente e contro ogni sano ragionamento, è abitata e benedetta.
E poi vorrei farti ripensare al 1° Dicembre di quattro anni fa, in cui ancora una volta ci siamo ritrovati per puro dono.
Ero in Libia e con le sorelle della fraternità di Tripoli ero andata a trovare le sorelle che vivono a Zentan, un villaggio più interno, in zona pre-desertica. Abbiamo passato una giornata insieme e verso sera eravamo nella cappella per pregare davanti all’Eucarestia nel ricordo del nostro “piccolo fratello”. La sproporzione evidente tra il nostro sparuto gruppetto di sei donne rispetto ad un Paese abitato totalmente da gente dell’Islam e l’estrema piccolezza del segno, un pezzo di pane, scelto da Gesù per rimanere in mezzo a noi, mi hanno rivelato forse in minima parte, ma con dolcezza e forza allo stesso tempo, quale dono grande c’era dietro la tua vita. Partito per un angolo sperduto del Sahara per annunciarvi il Vangelo con tutto te stesso e con l’idea di metterti completamente al servizio dell’altro…, sei arrivato in un momento di solitudine, malattia e debolezza estrema a non poter dare e fare più nulla. Ed è proprio allora che i tuoi vicini hanno potuto finalmente entrare a parità nella tua vita, salvandoti con un po’ di latte di capra cercato nei dintorni. Partito per “lasciare” tutto, ti eri infine convertito a “ricevere” tutto, a lasciarti amare …
Col passar del tempo mi sembra di riconoscere in te un uomo diverso dall’immagine mitica che mi ero costruita. Ti ritrovo più umano, eccezionale ma anche tanto normale e a volte il tuo carattere mi sconcerta anche o mi irrita in alcuni aspetti estremamente rigorosi e puntigliosi. Probabilmente, con la sete di radicalità e di assoluto che ti portavi dentro, non potevi che essere così!!
E se c’è una cosa che ancora desidero dirti e per cui devo ringraziarti, è una specie di consolazione che ricevo da alcune tue parole che mi ripeto spesso nei momenti in cui tutto diventa più sfumato, perde senso e mille domande su me stessa e la mia vita mi invadono. Una volta avevi scritto: “Ho perduto il cuore per Gesù di Nazaret” e quante volte mi sono chiesta se davvero anch’io ho perso il cuore per lui… Ciò che mi consola è che, poche ore prima di morire, scrivevi a tua cugina: “Quando si può soffrire e amare si può molto, si può il massimo che è possibile a questo mondo. Si sente che si soffre; non si sente sempre che si ama ed è una grande sofferenza in più! Però si sa che si vorrebbe amare e voler amare è amare…”. Allora anche per me l’amore perde ogni carattere di “calcolabilità” e non posso che rimettermi, piccola e povera, nelle mani e nel cuore dell’Amante che infinitamente meglio di me e di chiunque altro, perdona e comprende.
Fr. Charles, la tua vita e la tua morte sono un tesoro che porto nel vaso d’argilla della mia vita; il mio desiderio è di restare fedele, insieme alle mie sorelle, a ciò che ho ricevuto in dono.Alessandra Paola
Sento che questo dono lo accolgo in un’esistenza di donna e dunque “al femminile” e in un mondo tanto diverso da quello che era il tuo. Aiutami/ci ad essere inventive, a non aver paura di percorrere nuovi sentieri, a restare attente e all’ascolto di noi stesse e dell’umanità di cui facciamo parte, ad estrarre con stupore dal nostro tesoro “cose nuove e cose antiche” e… permettimi di abbracciarti!

p.s. Alessandra Paola

 

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Tre Fontane

Percorsi di vita

Ho incontrato tre sorelle ed insieme abbiamo ripercorso le tappe del loro cammino in Fraternità.

Perché sei entrata in Fraternità e come l’hai conosciuta? E quando e dove sei entrata?

Tre Fontane- Antonia e Giulia

 

Avevo letto il libro di Padre Voillaume “Come loro”, e mi ha attirato lo spirito della Fraternità perché era una vita evangelica, vissuta semplicemente come avevo vissuto, un’operaia tra gli operai. Non sapevo dove erano le piccole sorelle, ma il mio parroco aveva saputo che erano a Milano e mi ha messo in contatto con loro. (Piccola sorella Antonia)

In Camerum

 

Desideravo tanto seguire Gesù nelle vita religiosa e cercavo una comunità che rispondesse ai miei ideali. Ero nella scuola infermieri dell’ospedale Gemelli. Un sacerdote mi ha dato da leggere il libro”Come loro” e poi ho letto in Città Nuova un articolo sulle piccole sorelle ed ho anche trovato il loro indirizzo di Roma. (Piccola sorella Maria Colomba)
Fiorella in Terra santa al lavoro– Ho avuto un’esperienza ecclesiale intensa, forte, basata sulla condivisione e sulla preghiera, con un particolare accento messo sull’incontro con l’altro e la missionarietà; tutto ciò l’ho ritrovato in Fraternità. Era un periodo molto bello per la Chiesa, i tempi del Concilio ecumenico e del dopo Concilio.Insieme a tanti giovani avevamo come punti di riferimento i piccoli fratelli di Spello e la comunità ecumenica di Taizé, con frère Roger .Il primissimo contatto l’ho avuto durante l’anno santo del 1965, quando con un gruppo di giovani della mia zona siamo andati a Tre Fontane, accolti da una piccola sorella che ci ha parlato della sua esperienza di vita.Nella nostra città di Trento abbiamo accolto due sorelle in viaggio per il nord Europa e in seguito a casa mia abbiamo ospitato le sorelle della carovana che in quel periodo vivevano nel campo nomadi di Trento. E’ stato il primo incontro dei miei con le piccole sorelle.(Piccola sorella Fiorella)

Dove hai passato i primi tempi di Fraternità e dove hai fatto il noviziato?

prima borgata

 

Sono stata come postulante a Tormarancia a Roma e spesso ho incontrato piccola sorella Magdeleine che si fermava alla Garbatella. Alle catacombe di sant’Agnese ho rivestito l’abito di novizia e sono partita ad Assisi e poi ho continuato al Tubet in Francia. A Tre Fontane, a Roma, nella grotta cappella, insieme ad una sorella del Vietnam ho pronunciato i miei primi voti.(Piccola sorella Antonia)

 

Maria Colomba a Duala – I primi tempi di fraternità li ho vissuti a Napoli e poi nella fraternità regionale a Roma. Ho lavorato all’ospedale Bambin Gesù per tutto l’anno di postulato. Sono poi partita per il Kenia a Kiriku dove ho fatto il noviziato con sorelle di varie nazioni, Francia, Congo, Ruanda, Burundi…Il 2 febbraio del 1970 ho fatto i primi voti di povertà, castità ed obbedienza.
(Piccola sorella Maria Colomba)

 

Fiorella- Anno comune

– Dopo un mese alla fraternità regionale,ho vissuto sei mesi ad Assisi aiutando le sorelle nel lavoro dei campi e poi sono stata come postulante a Milano dove ho trovato lavoro in un ortomercato. Preparavamo la verdura per i supermercati
lavorando alla catena. Il noviziato l’ho fatto in terra santa a Nazaret.
(Piccola sorella Fiorella)
Quali altre tappe ricordi del tuo cammino in fraternità?

Antonia ad Assisi

Ho vissuto i primi anni di Fraternità a Roma, a Tre Fontane, alla Borgata Prenestina,una zona di baracche e di povere casette, oggi demolita, e alla fraternità regionale. Sono poi stata un buon periodo nella fraternità di Napoli, situata in un quartiere molto povero. A Tolosa e a Tre Fontane poi, ho fatto un tempo di studio della teologia per approfondire la mia fede e la Parola di Dio, insieme a tutto un gruppo di piccole sorelle, in preparazione all’impegno definitivo nella Fraternità. I voti perpetui li ho fatti nel 1962 a San Pietro. Eravamo di tante nazionalità. Ho continuato il cammino partecipando ad una sessione in terra d’Islam in Algeria a El Abiod e poi ho chiesto di prepararmi per partire nei paesi dell’est. E’ così che ho cominciato a studiare la lingua rumena…ma piccola sorella Magdeleine mi ha chiesto di cominciare una casa per i genitori a Tre Fontane ed è lì che ho vissuto tanti anni accogliendo ed aiutando tante mamme e papà anziani delle piccole sorelle. Per loro era un vivere in famiglia e avere un posto dove ritrovarsi insieme. P.s.Magdeleine ci teneva tanto e veniva molto spesso a trovare i genitori. Era una delle sue intuizioni più care, che permetteva a tante sorelle di essere più serene sapendo i genitori curati e in buone mani.
A Tre Fontane fino ad oggi sono al telefono in portineria ed accolgo tantissima gente di ogni paese. E’ un lavoro che richiede pazienza, senso dell’altro, rispetto e buon senso…. (Piccola sorella Antonia)
Maria Colomba con i colleghiInnamorata dell’Africa sono stata per 4 anni in Kenia dove lavoravo come”office messenger” in una grande compagnia di assicurazioni e portavo il caffè al personale molto numeroso, rispondevo al telefono, classificavo i dossier e facevo tante altre cose. Dopo la teologia a Tre Fontane e i voti perpetui nel 1976 sono ripartita in Africa in Camerun per 11 anni ed ho lavorato in un policlinico a Duala. Tornata in Italia ho passato un tempo ad Assisi lavorando in un ospedale a Perugina e poi a Tre Fontane per un servizio d’infermiera a tante piccole sorelle di passaggio o più stabili nella Fraternità Generale che è un po’ il cuore della Fraternità. (Piccola sorella Maria Colomba)
Sono tornata in Italia per motivi di salute ed ho vissuto per due anni ad Assisi. Sono poi partita nuovamente per la terra Nazaretsanta con il popolo palestinese con cui ho vissuto ben tre anni a Ramallah, e poi a Gaza dove ho lavorato in una scuola per bambini disabili. Dopo gli studi di teologia a Roma ed i voti perpetui fatti insieme ad altre 5 sorelle ad Assisi nella Chiesa di San Ruffino sono nuovamente tornata in Terra santa a Betlemme dove ho lavorato in un centro per bambini disabili o malnutriti e ero impegnata a lavarli, a dar loro da mangiare, a rifare i letti.
Ho amato ed amo tanto questo popolo che soffre.
Per motivi di salute e di famiglia sono tornata in Italia ed ho vissuto per 11 anni a Milano lavorando come donna delle pulizie in una casa di accoglienza per malati di tumore e per i loro familiari. La vita di preghiera mi ha aiutato a tenere in tante situazioni di dolore. Ho sempre ricevuto molto dagli altri. (Piccola sorella Fiorella)

 

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In Albania

Da piccola sorella Maria Lucia

4 sorelle a TiranaSono una piccola sorella di Gesù, Maria Lucia e vivo a Tirana insieme alle ps Odette Louise, Josée Janine, Héléne Jeanne.

Il cammino delle piccole sorelle di Gesù con il popolo albanese

Piccola sorella Magdeleine ha iniziato la Congregazione delle piccole sorelle di Gesù l‘8 settembre del 1939, e seguendo fratel Carlo di Gesù (Carlo de Foucauld) all’inizio pensa solo alle popolazioni musulmane, nel 1946 una chiara luce le mostra che la Fraternità deve diffondersi nei 5 continenti, ma con la priorità fondamentale che un quarto delle Fraternità deve trovarsi in mezzo alle popolazioni musulmane.
Per il suo anelito ad andare oltre i confini dal 1956, quasi ogni estate, percorre le strade dell’Europa orientale, al di là della cortina di ferro, facendo sosta in questi paesi.con un piccolo furgone chiamato ‘Stella cometa’, nel quale ha il permesso di custodire l’Eucarestia.

Piccola sorella Magdeleine purtroppo non ha potuto recarsi in Albania sotto il regime Kossovo- Prishtinamarxista-leninista, ma diverse volte è venuta nel Kosovo dove abbiamo avuto una Fraternità per 20 anni a Prishtina ed in un villaggio vicino a Prizren. Ed ha sempre molto sostenuto queste presenze in mezzo ad una popolazione in prevalenza musulmana. Inoltre, sempre a causa del suo amore per il il popolo albanese, dal 1969 aveva desiderato fondare una Fraternità ad Eianina un villaggio arbereshe dell’ Eparchia di Lungro in Calabria.

Eianina in CalabriaLa nostra presenza fra gli Albanesi sia in Italia che in Albania incomincia dal 1991 all’inizio sono soggiorni saltuari collaborando con la Caritas e diverse associazioni, particolarmente con la creazione di “Agim” a Otranto per l’accoglienza degli albanesi che in quel periodo lasciarono il loro Paese.
Nel 1998-1999 eravamo presenti in Albania con l’emergenza degli albanesi sfollati del Kosovo.
Il progetto della Fraternità di Tirana
dal 1999 la Fraternità delle piccole sorelle si è stabilita ufficialmente a Tirana dove viviamo n una piccola casa in affitto condividendo le condizioni di vita di quelli che ci circondano, in mezzo ad una popolazione mescolata, (gli albanesi sono musulmani, cattolici, ortodossi, i nostri vicini in prevalenza musulmani e ortodossi)
Desideriamo che la nostra fraternità sia un luogo di accoglienza per persone tanto diverse di età, di cultura, di religione, di classe sociale attraverso l’ascolto attento, rendendo dei piccoli servizi, tessendo soprattutto legami tra chi è in difficoltà e persone o associazioni disponibili all’aiuto, cercando con creatività soluzioni di lavoro, di cure medicali, ecc…testimoniando la gratuità.

con amici

Nella società anche qui segnata dal desiderio del tutto e subito, ci sembra che la gratuità sia un elemento di coesione e di recupero dei valori cosi‘ essenziali all’identità del popolo albanese, come l’ospitalita, la convivialità ecc…

 

nel cortile

Piccola sorella Magdeleine ripeteva spesso: “Credo fermamente che può esserci una amicizia vera e un amore profondo fra persone che non sono né della stessa religione, né della stessa razza né dello stesso ambiente”.
E noi sentiamo vivamente che la Fraternità di Tirana fa parte del gruppo:
il quarto di Fraternita‘ inserite in mezzo ai musulmani.

 

Moschea a Tirana

A proposito dell’amore universale il popolo albanese vive nel quotidianio una esperienza di ecumenismo e di dialogo interreligioso, una ricchezza che può essere di esempio per altri contesti.
Ognuna di noi ha poi impegni diversi: piccola sorella Josée Janine da 9 anni assicura una presenza di ascolto e di amicizia presso le donne della prigione, che non si limita alla visita settimanale: cerca di fare legami con Associazioni, visita i figli di queste donne che si trovano in Case di accoglienza a Scutari e a Tirana, accompagna le donne che escono ed offre un sostegno per rifare la famiglia; per alcune di loro la nostra Fraternità diventa un punto di riferimento.

pranzo insieme

 

Piccola sorella Héléne Jeanne ha contatti con le Associazioni presenti sul terreno per le minoranze room, con alcune famiglie in un quartiere tanto povero, e con dei giovani room che iniziano a collaborare con le Associazioni.
Piccola sorella Odette Louise che nel Kosovoha acquistato una conoscenza della lingua e della cultura albanese, é orientata maggiormente in un lavoro di traduzioni molto necessario per il momento attuale dell’Albania – testi liturgici iniziati dalla Chiesa in Kosovo, il Dizionario di Teologia Biblica; ricerche su testi della cultura albanese (Pjetër Bogdani…).

Maria Lucia ed un giovane a Tirana

 

Io piccola sorella Maria Lucia con l’aiuto di amici preparo del materiale (CD, DVD, articoli…) per fare conoscere fratel Carlo e la Fraternità, con il suo messaggio di vita contemplativa e di amore universale e gratuito.

La nostra evangelizzazione vivendo con il popolo albanese

E a proposito della nostra Evangelizzazione ps Magdeleine ripeteva spesso:
* “guarda il lavoro del contadino: prima di gettare il seme, lui ara la terra… rompe le zolle…
Anche in mezzo al popolo albanese, noi facciamo l’esperienza che la nostra presenza di amicizia prepara la terra, rompe le zolle, è Evangelizzazione.

campana della pace* “Prima di essere religiosa sii pienamente umana… Ricorda che molto spesso saranno i piccoli e i poveri ad evangelizzarti e a farti scoprire Gesù”, l’amore vero è reciproco”.
Anche noi qui in Albania facciamo l’esperienza che l’amore vero è reciproco e nel quotidiano ci è concesso di scoprire i germi del vangelo presenti in chi ci è vicino.

 

Chiesa ortodossa a Tirana

 

L’Eucarestia e la meditazione del Vangelo sono al centro della nostra vita restando fedeli alla preghiera secondo le indicazioni di ps Magdeleine:“Seguendo la via tracciata da Fratel Carlo nella gratuità dell’amore e in spirito di sostituzione, le piccole sorelle si daranno ad una vita D’INTERCESSIONE, DI’ADORAZIONE, DI LODE E DI RINGRAZIAMENTO, fiduciose nella fecondità della loro missione di “permanenti in preghiera”, come sentinelle sulla “breccia”.

 

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