XI Capitolo Generale: intervista a due voci

Il prossimo 6 settembre avrà inizio l’XI Capitolo Generale. Il Capitolo ha ordinariamente luogo ogni sei anni e, questa volta, riunisce 50 sorelle provenienti dai quattro angoli del globo. Profondo ascolto e intenso dialogo lasceranno emergere gli orientamenti futuri e aiuteranno ad eleggere le sorelle che guideranno la Fraternità nel prossimo sessennio. Fiorella e Grazia-Elisabetta sono le sorelle delegate per la Regione d’Italia. Le abbiamo incontrate alla vigilia di quest’importante assemblea. Di seguito l’intervista a due voci.

 

p.s. Fiorella

p.s. Fiorella

P.s. Fiorella nasce nel 1958 a Trento. Cresce nella fede e matura la sua esperienza ecclesiale grazie al centro missionario diocesano. Mentre conosce vite interamente spese per il Vangelo le si svela il senso della sua esistenza. Nel 1978, dopo un tempo di postulato, raggiunge, a Nazaret, il noviziato delle Piccole Sorelle di Gesù. Rimane in Terra Santa per 10 anni. Conosce così la realtà del popolo Palestinese dolorosamente intrecciata con quella del popolo Israeliano, la ricchezza delle Chiese Orientali e del rito bizantino, la lingua araba, il mondo dell’Islam e quello ebraico, il valore dell’accoglienza e quello, ancor più rilevante dato alla relazione. Torna in Italia. Dal 1995 al 2006 vive nella fraternità alla periferia di Milano. Sono anni di grandi cambiamenti: il quartiere si colora di presenze multietniche diventa preminente la scelta di tessere relazioni con i vicini immigrati. Dal 2006 al 2012 presta servizio alla Segreteria della Fraternità Generale delle Tre Fontane: attraverso un lavoro nascosto si consolida in lei l’appartenenza al corpo della Fraternità. Dal 2012 è la Regionale della Fraternità in Italia. Già delegata al Capitolo del 1993, è la seconda volta che partecipa al Capitolo Generale.

 

p.s. Grazia-Elisabetta

p.s. Grazia-Elisabetta

P.s. Grazia-Elisabetta nasce nel 1960, in Veneto. Nel 1990 entra nella Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù. A Napoli vive gran parte delle sua vita religiosa. È all’ombra del Vesuvio che impara a fare “della vita ordinaria il luogo di incontro con Dio”. Nel 1992 parte in Francia per l’anno canonico di Noviziato. Lascia ancora la città partenopea per gli studi di teologia che frequenta a Roma. Nel 2002, al termine dell’Anno Comune, pronuncia i voti perpetui. Tra il 2002 e il 2007 vive a Roma, in quella che era la fraternità regionale. Dal 2007 al 2015 la ritroviamo di nuovo a Napoli, stavolta però la fraternità ha cambiato quartiere, e Grazia si investe senza riserve nelle nuove relazioni. Dal 2015, a seguito della nomina a consigliera regionale, vive ad Assisi nell’attuale fraternità regionale. È la prima volta che partecipa ad al Capitolo generale.

 

 

 

 

Quali sfide il mondo di oggi lancia alla Fraternità?

P.s. Fiorella: “Inizio col nominare alcuni dei cambiamenti che stiamo vivendo a vari livelli: politico, economico, sociale, ecologico, ecclesiale… Il diffondersi delle ideologie estremiste, della violenza e del terrorismo porta a un clima generale di paura e alle migrazioni di massa causate dalle guerre e dalla povertà. La crisi economica mondiale e la corruzione diffusa, provocano grandi difficoltà alla classe media e un aumento del divario fra ricchi e poveri. La crisi della visione antropologica e del concetto di famiglia ci mette di fronte a questioni etiche importanti. La diffusione delle nuove tecnologie e mezzi di comunicazione digitale, oltre ai vantaggi che offre, espone a rischi di manipolazione dell’informazione e delle coscienze. Il cambiamento climatico, con le conseguenze che sperimentiamo, ci interroga sul modo di sfruttare le risorse naturali e sulla responsabilità che abbiamo nella cura della nostra “casa comune”. Papa Francesco ci sorprende con il suo modo di vivere il pontificato e ci indica la strada per andare verso le periferie e di lì incontrare l’umanità e vivere, con gioia, l’avventura del Vangelo.

In questo scenario colgo anzitutto per noi la sfida della FEDE come relazione personale profonda e fiduciosa con il Signore. La fede ci porta a guardare i cambiamenti che stiamo vivendo con “il calore della speranza” – P. Francesco, 19/3/2013 – cogliendovi, assieme alle sfide, tutto quello che di bello e di buono sta nascendo e crescendo nel mondo di oggi. Cogliere come il nostro tempo sia un tempo di grazia nel quale il Signore è all’opera e come Lui ci inviti a collaborare nel rinnovamento dell’umanità. Questo richiede da noi presenza alla profondità del nostro essere abitato dallo Spirito d’amore. E’ conoscendo e credendo all’Amore che siamo in grado di riconoscerlo e vederlo agire intorno a noi. Questa dimensione contemplativa è fondamentale per la nostra vita che senza di essa non avrebbe senso. La rapidità eccessiva, l’efficienza, ciò che colpisce e fa rumore, ciò che mi serve (senza tenere conto degli altri)… sono dimensioni enfatizzate che ci mantengono spesso alla superficie delle cose e delle relazioni lasciandoci un’insoddisfazione di fondo. La ricerca del senso della vita, la domanda di amore si fa sentire in molti e possiamo intercettarla, ascoltarla, accompagnarla, condividerla. La vita nello Spirito ha bisogno di silenzio, ascolto interiore, radicamento nella Parola del Signore, attenzione e presenza nella relazione con Lui, relazione che si nutre di desiderio e di scelte concrete e qui è in gioco la libertà e la responsabilità personale di ognuna. In comunità siamo chiamate a sostenerci attraverso i momenti di preghiera condivisa e la lectio comunitaria della Parola di Dio e, fronteggiando spesso l’impotenza, a portare nell’intercessione la vita, i bisogni, le sofferenze nostre e di chi ci è vicino. Camminiamo, condividiamo e cresciamo nella fede con le comunità ecclesiali dove siamo inserite e le situazioni delle chiese locali sono molto varie.

La sfida delle RELAZIONI.

  • Nella nostra consacrazione a Dio, i fratelli e sorelle musulmani hanno un posto particolare, con un impegno preciso per noi di presenza fra di loro. E’ un’eredità che la Fraternità riceve da fr Charles e dal fatto di essere nata in Algeria. L’esperienza di p.s. Magdeleine, che era lucida sulle sfide che il vivere insieme comporta, è stata fondamentalmente positiva, impregnata di incontro, fiducia e amicizia. Oggi la situazione è molto cambiata, l’Islam stesso è in mutazione e alcuni paesi limitano i visti, con la difficoltà per noi di continuarvi una presenza. Al tempo stesso, in tanti paesi del mondo, la presenza dei musulmani si fa più capillare e possiamo incontrarli quasi ovunque. Rimane il fatto che è diverso essere accolte noi come ospiti in un paese a cultura musulmana o essere noi ad accogliere loro nei nostri paesi.

Di fronte al fondamentalismo islamico che genera violenza, terrore e distruzione è per noi necessario lavorare sulla nostra propria violenza e sulla riconciliazione. Le nostre sorelle orientali arabe vivono questo in prima persona con le loro famiglie e le loro Chiese.

In generale tutte sentiamo il bisogno di una maggiore informazione per conoscere meglio le varie correnti dell’Islam e capire ciò che è in gioco. Bisogno anche di formazione per vivere le relazioni senza cadere nell’ingenuità e senza chiuderci nella paura, custodendo la preziosità di quelle esperienze quotidiane dove sperimentiamo la fiducia e il rispetto reciproco. Prepararci per poter parlare della nostra fede e della nostra vita consacrata con un linguaggio appropriato e comprensibile dai nostri interlocutori. Sostenere e collaborare con i musulmani aperti che soffrono dell’immagine sfigurata dell’Islam.

  • La mescolanza di popoli che sta avvenendo un po’ ovunque interpella la nostra chiamata a vivere l’unità e l’universalità. Ci interroghiamo su come stiamo vivendo l’internazionalità all’interno delle nostre fraternità perché è qui prima di tutto che ci misuriamo con la ricchezza e le esigenze del dialogo. Di fronte alla fragilità delle relazioni siamo chiamate a curare la vita comunitaria, a perseverare in essa, crescendo in umanità e nella conversione del cuore.

Il materialismo e l’individualismo creano nuove esclusioni e anche questo ci interpella sul come essere presenti tra chi è ai margini della società, sul come condividere e partecipare con altri che si impegnano nella solidarietà. Sentiamo quanto grande è il bisogno di relazioni fatte di ascolto, rispetto, amore, attenzione e cura di ciò che è piccolo, povero, non valorizzato.

  • I nuovi mezzi di comunicazione digitale permettono una connessione rapida e costante a scala mondiale. Questa realtà virtuale ci sfida nella ricerca di come starci dentro, come esserci – con sapienza – curando la qualità delle relazioni. Ci richiede aggiornamento, formazione, discernimento. A seconda delle generazioni abbiamo approcci diversi. La sfida è di stare in questo elemento della modernità e nel suo uso vegliando a che non diriga o condizioni i valori importanti della vita religiosa e comunitaria.

 

La sfida del LAVORO e delle RISORSE.

Il lavoro, oltre che necessità vitale, è un aspetto importante del nostro carisma perché ci permette di condividere le condizioni sociali del nostro vicinato, a nome della Chiesa. I nostri lavori sono quindi spesso precari e poco qualificati e così pure le nostre pensioni. Le situazioni poi sono diverse a seconda dei continenti. In tanti paesi il sistema pensionistico non esiste. Nella riconversione e cambiamento che il mondo del lavoro sta vivendo, dove aumenta lo sfruttamento e la perdita dei diritti, si pone anche per noi la questione di imparare dei mestieri, di sviluppare l’artigianato lì dove è possibile. All’interno della Fraternità da anni viviamo una forma di solidarietà attraverso una Cassa Comune dove ogni Paese versa ciò che ha in più di quanto basta per vivere e ogni Paese che è nel bisogno può attingervi. La sfida dell’autofinanziamento rimane comunque molto attuale e interpella la nostra creatività, il cercare insieme, l’osare esperienze nuove dandosi il tempo per le necessarie riletture e valutazioni.

 

Immaginando il futuro della Fraternità quali priorità intravvedi?

P.s. Grazia-Elisabetta: “Le priorità che intravvedo sono quelle che abbiamo evidenziato insieme alle altre delegate al Capitolo dell’Europa Nord-Sud.  Ne evidenzio gli aspetti che più mi colpiscono.

  • “Internazionalità: un sogno possibile. Le nostre società sono sempre più multiculturali per le migrazioni in atto di tanti popoli. All’inizio della Fraternità molte sorelle sono partite per vivere con altri popoli. Ora sono altri popoli che vengono a vivere da noi. Le espressioni del nostro carisma quali il “vivere come loro”, il “vivere con” potrebbero oggi essere ridefinite in un “vivere tra” assumendo la tensione di un mondo diviso da paure, violenza, razzismo, tenendo il nostro sguardo sulla Croce di Gesù, segno di riconciliazione?
  • Il vivere insieme – Vita comunitaria” Ridirci l’importanza di vivere le esigenze e la qualità della vita comunitaria: rileggere la nostra vita, lasciarci interpellare le une le altre, discernere un cammino comunitario. Come ci diceva ps. Magdeleine nelle Costituzioni, è attraverso il nostro vivere insieme che testimoniamo il Regno di Cristo, la presenza di Cristo che salva e che riconcilia.
  • “I nostri fratelli e sorelle musulmani” Constatiamo l’aumento importante dei migranti, in maggioranza musulmani. Numerosi attentanti in vari paesi hanno aumentato la paura e la diffidenza tra noi.  Ma essi sono stati i primi amici della Fraternità nascente e, anche per questo, ci sentiamo impegnate di più a contribuire per distinguere tra terrorismo e Islam e a non cadere nella trappola della manipolazione che porta alla divisione”.

 

Qual è il tema ispiratore del Capitolo?

P.s. Fiorella: “Va verso la terra che io ti indicherò” Gen 12,1. Il documento di lavoro in preparazione al Capitolo inizia con questo versetto della Genesi che ci riporta alle origini della Fraternità nata tra i nomadi del deserto del Sahara. Il “nomadismo” ci ha caratterizzate fin dagli inizi e tutt’oggi, come i nostri padri e madri nella fede, vorremmo poter “dichiarare – con la nostra vita – di essere straniere e pellegrine sulla terra… alla ricerca di una patria… e della città che il Signore prepara per noi”. Ebr 12,13-16 Questa Parola ci rimette in cammino, nel movimento dell’uscire da ciò che conosciamo e che ci è familiare per andare verso una novità che può sorprenderci, scomodarci, rigenerarci. La “terra” può ricoprire vari significati. Certamente per noi è la terra e il mondo di oggi nel quale viviamo un cambiamento d’epoca che ci interroga sotto tanti aspetti. E poi è la terra dell’umanità dell’altra, dell’altro, di noi stesse, mistero da incontrare, luogo da raggiungere dove il Signore è presente e dove si manifesta. “Io ti indicherò” è una promessa che chiede fiducia, ascolto, disponibilità, attenzione alle indicazioni che ci verranno da Lui. E’ in quest’ottica di apertura e di discernimento che stiamo riflettendo sugli aspetti della nostra vita maggiormente toccati dai cambiamenti in atto”.

 

Come ci si prepara ad un Capitolo?

P.s. Grazia-Elisabetta: “E’ la prima volta che partecipo ad un Capitolo e non so se ci sia una modalità per prepararcisi. Ps. Maria Chiara ed il Consiglio Generale, all’annuncio del Capitolo il 2 Febbraio 2916, ci aveva invitate tutte a prepararci pregando insieme con il brano di Rm. 8,35-39: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada…. Io sono infatti persuaso che né morte ne vita, ne angeli né principati, ne presente ne avvenire, né potenze, ne altezza ne profondità, ne alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio in Cristo Gesù nostro Signore”. Oltre che comunitariamente, questo brano della Parola è divenuto una preghiera che personalmente mi trovo spesso a ripetere in me stessa, imparata ormai a memoria, affidando il Capitolo e me stessa alla luce dello Spirito del Signore; Parola che è come un ancora alla quale affidarsi e affidare tutte le sfide e le provocazioni della vita oggi”.